Burlesque Extravanganza: il sentimento di un’artista

di Paolo Bianchi

L’8 maggio 2017, a Roma, in un gremito Multisala Lux, si è presentato Burlesque Extravaganza, il documentario ideato, filmato, diretto, montato e doppiato dalla poliedrica performer italiana Grace Hall.

In compagnia di Madame de Freitas, di Sior Mirkaccio, delle Starlette del Tempio del Burlesque, di Vixen Valentine, della grande star americana Kitten de Ville e, naturalmente, della stessa Grace Hall, madrina della serata, si è svolto un gradevolissimo show per festeggiare l’attesa proiezione.

Se con il suo documentario Grace Hall avesse voluto spiegare accademicamente la natura e la storia del fenomeno burlesque, ci avrebbe forse un pochino annoiati. E invece no, per fortuna – e per amore – il burlesque è qui anzitutto presentato come necessità, come istinto profondo che abita l’anima della performer già in età infantile, prescindendo dalla maturità professionale e anagrafica.

In Burlesque Extravaganza è infatti il sentimento il mezzo usato per raccontare e per spiegare. Il sentimento di invidia, di vergogna, l’entusiasmo di un viaggio, l’adrenalina di un incontro atteso, la nostalgia del passato: c’è tutto questo e molto di più. Testimonianze che vanno dalla più nota affermazione “Il burlesque è femminilità, sentirsi bene con se stesse”, a considerazioni decisamente più inconsuete che impreziosiscono notevolmente l’opera.

Grace Hall intervistata dal Sior Mirkaccio. Foto di Paolo Bianchi.

Oltre tre anni di lavorazione, settanta ore di girato condensati in un gioiello adatto a neofiti e addetti ai lavori, che racchiude in sé le due grandi passioni della sua autrice: il cinema e il burlesque: ovvero la sua personale formazione e la sua destinazione luminosa e luccicante.

Ricco di testimonianze autorevolissime – Ezi Rider, Kitten de Ville, Laurie Hagen, LouLou D’vil, Russell Bruner, fino al nostro Renzo Arbore, espertissimo di spettacolo e di vintage – si offre al pubblico non quale testimonianza storica, ma come una ben più preziosa prova dell’amore e del significato di quest’arte per le performer ed i performer stessi.

Russell Bruner in una scena del documentario. Foto di Paolo Bianchi.

Suddiviso in capitoli tematici, come tappe di un viaggio da sempre sognato, si trova infine perfetta coincidenza tra il punto di partenza e quello di arrivo: questo punto, quest’ideale Itaca avvolta tra piume e paillettes, è Grace Hall stessa. La piccola bambina si trasforma, come in un rito iniziatico itinerante, a riprova che il burlesque, a differenza di quanto spesso si dice, non è libertà, ma è liberazione: non è qualcosa di statico, ma è un concreto e inarrestabile processo, che nessuna performer e nessun critico potranno mai cristallizzare o intrappolare in una definizione, in una spiegazione, in un’immagine. Grazie Grace.

Passerella finale. Foto di Paolo Bianchi.

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