Per tutte le perfomer #tettine arriva il “Diario di una tettina”

A tutte le performer che con il burlesque hanno superato il complesso delle tettine, Burlesque News consiglia la lettura del “Diario di una tettina”, la tragicomica storia di una ragazza con la prima di reggiseno.

Si tratta del nuovo libro di Lorenza Fruci, già autrice di “Burlesque. Quando lo spettacolo diventa seduzione” (Castelvecchi)  e “Betty Page. La vita segreta della regina delle pin-up” (Perrone) che ha scelto di pubblicarlo a puntate su facebook.

Potete seguire le vicissitudini di questa giovane fanciulla sulla pagina facebook https://www.facebook.com/diariodiunatettina/.

Per tutte le lettrici di Burlesque News, pubblichiamo anche qui la prima parte del libro.

COVER

PREMESSA

#premessa #diariodiunatettina

Nata femmina, crescendo ho capito che il nostro mondo si divideva in donne con le tette grandi, le cosiddette “#tettone”, e donne con le tette piccole, che io chiamo le “#tettine”. Ovviamente, o si appartiene ad una categoria o ad un’altra, e questo influisce innegabilmente sull’esistenza, sui rapporti umani, sul lavoro e sul successo… Pensate stia esagerando? Chiedetelo ad una “tettona”: vi dirà, senza esitazione, che la sua vita è stata segnata dal suo décolleté.
E quella di una “tettina”? Ugualmente. Solo che il seno piccolo, avendo meno volume, attira meno l’attenzione su di sé, crea meno interesse e fa parlare di sé molto molto poco.
Ed io, che sono dalla parte delle “tettine”, voglio riscattare le donne con il seno piccolo, raccontando come è difficile la vita di una donna con la prima taglia di reggiseno. Ecco perché questo libro. Perché anche le “tettine” possano avere voce in capitolo e raccontarsi; dopotutto, neanche per noi la vita è poi così tanto facile!

PRIMO CAPITOLO – PRIMA PARTE

Le intruse

#capitolo1 #diariodiunatettina

Natura vuole che nella vita di ogni bambina femmina arrivi un giorno in cui “spuntino” le “tettine”. Capita durante l’adolescenza, insieme ai peli che cominciano ad annidarsi improvvisamente nei punti più inaspettati, come il pube, e ingiustificati, come sotto alle ascelle.

Questo natura vuole.

O vorrebbe… perché io invece non ho proprio memoria di “questo momento storico”.

Ricordo solo che, da ragazzina cicciottella, una mattina mi sono svegliata giovanotta lunga e ossuta. Improvvisamente cresciuta verso l’alto, mia madre stentò quasi a riconoscermi. Ero sempre stata la paffutella di casa, una piccola e morbida bambina dalle enormi guance che mi facevano somigliare ad una barboncina… Ma con lo sviluppo il mio corpo cambiò totalmente aspetto, lasciandomi immutate solo le gote.

Madre natura pensò bene di dotarmi anche di due grandi spalle che si aprirono all’inverosimile, senza neanche l’ausilio dello sport. Fecero tutto gli ormoni. Ed il DNA.

Così, da un giorno ad un altro, a 11 anni mi ritrovai alta e magra, senza accorgermi che mi erano “spuntate” anche le “tettine”. Fu mia madre a farmi notare che avrei dovuto prenderle in considerazione, indipendentemente dalla loro dimensione, quando di fronte alla mia trasformazione mi intimò “Ora DEVI mettere il reggipetto!”.

Io rimasi interdetta perché in realtà non ne sentivo il bisogno. Non mi sembrava infatti che la mia condizione “pettorale” fosse poi così mutata… Che senso aveva dunque?
Sì, certo, erano arrivate le prime mestruazioni, avevo sentito i primi doloretti uterini, era apparsa la prima peluria, ma la crescita del seno non era una di quelle cose che avrei annoverato tra i miei cambiamenti.

Altra cosa che mi turbava era che mia madre chiamava “reggipetto” il reggiseno, dimostrandomi di essere rimasta ancora legata ad un immaginario degli anni ‘50 (cosa che iniziò a preoccuparmi, essendo noi alla fine degli anni ‘80…).

Malgrado le mie perplessità, di fronte all’insistenza di mia madre sul mio nuovo “dovere”, non trovai la forza, né tanto meno rilevanti argomentazioni, per controbattere al suo dictat (quando hai 11 anni tendenzialmente, purtroppo, la mamma ha sempre ragione). E così fui costretta a subire il primo “reggipetto” non richiesto della mia vita.

Convinta della sua missione di mamma del secondo dopo-guerra, mia madre andò, tutta pimpante, a comprarlo. Senza neppure lasciarmi il gusto di sceglierlo, lo acquistò sola e me lo consegnò direttamente a casa. Sorridente e soddisfatta di aver finalmente tra le mani il simbolo della sbocciata femminilità della sua prima figlia femmina, me lo mostrò come un trofeo.
“Non è stato mica facile trovarlo!” esclamò, commentandomi l’acquisto.
“Non ci sono molti reggipetti da ragazzina. Si trovano solo di pizzo, neri, con le stecchette… o peggio ancora preformati!”.
E mi mostrò un reggiseno -in assoluto il più brutto di tutta la mia vita di donna- di cotone bianco a triangolo.

A quel punto capii che la sua “missione” era stata veramente ardua. Dove aveva potuto trovare, infatti, un simile obbrobrio che avrebbe marchiato “per sempre” il mio ingresso nel “mondo delle donne” e che segnò inconsapevolmente il mio rapporto -in ordine- :
1) con i reggiseni
2) con il mio seno
3) con la mia mamma?…

Continua….

#diariodiunatettina

#performer 

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