“Dott. Jeckyll e Mistress Hyde” alla Bottega degli Artisti

di Paolo Bianchi

Mentre l’Italia, bisognosa di rassicurazioni e di certezze, si gode più o meno serenamente le tante ore della finale sanremese di Sabato 11 febbraio, a Roma alla Bottega degli Artisti si mette in scena la dualità e tutta la profonda questione sollevata dallo “strano caso” del Jeckyll e Hyde, del classico di Stevenson, con lo show “It was burlesque – Dottor Jeckyll and Mistress Hyde” ideato dalla mente del direttore artistico del teatro Francesco Felli.
C’è teatro, c’è canzone e – per quel che più ci interessa in questa sede – c’è burlesque.
Risulta piacevole, tra il raccolto pubblico che non lascia posti liberi, godere dell’educata discrezione in scena di Angelamaria Panetta, compensata da una potenza e sicurezza tecnica vocali notevoli, apprezzare la performance di Luca Di Nicolantonio, capace di non far rimpiangere ai presenti il palco dell’Ariston, riflettere insieme all’attore Jordi Montenegro sulla rappresentazione dell’elemento più legato al romanzo, il vero tema della serata.
Ma, oltre a questo bel canto e bel teatro, come detto, c’è il burlesque: si esibiscono alcune allieve della Bottega, le cosiddette Burlesquine: Anais, l’energica Peggy Moon nei panni di un’avvolgente posseduta, e la teatrale, intensa e passionalmente sensuale Nina DeMure, che si è presa la briga di sintonizzare la sua routine, che la vede nel ruolo di una tormentata ballerina, con le corde della sua anima.
Il brio, la comicità, quella recitata infantilità così vicina alla grazia la porta in scena, però, solamente la meravigliosa Vibrissa, a tutti gli effetti burlesque, pur essendo conduttrice, disturbatrice e non performer: irriverente e maliziosa, bambina e sfacciata al tempo stesso, in bilico tra la tradizione d’avanspettacolo e la commedia sexy all’italiana di più nobile fattura, ricorda anche il primo Paolo Villaggio con la sua parlata “tetesca”. Coinvolge e diverte come lei sa fare, anzi, con una misura più attenta e meno carica di un tempo, che la rende ancora più irresistibile. Davvero splendida!
Vibrissa
Quanto alle performer di burlesque, invece, la punta di diamante della serata è la partenopea Fanny Damour che, in linea con la tematica duale della serata, si cimenta nel suo act Charlie Chaplin. In scena è uno Charlot che si “scopre” donna e lascia, prima a fatica e poi via via seducendoci, manifestare la sua femminilità e il suo corpo sensuale.
Foto di Paolo Bianchi – Fanny Damour
Fanny Damour è una delle migliori performer italiane di burlesque, la sua cultura artistica traspare con evidenza in ogni cosa che fa, in ogni gesto e sguardo. Ha la capacità di attenersi ai canoni classici pur essendo tra le più originali e teatrali artiste in Italia. La Fanny Dance della Damour e gli altri suoi act rientrano tra i pochissimi che, se visti anche da un profano, spiegano da soli la natura e il senso stesso del burlesque. Se vi chiedono “Cos’è il burlesque?” potete consigliare di vedere un act di Fanny Damour. La sua preparazione, la sua potente ironia e la malinconia che traspare dal suo sguardo antico e alieno, unite ad una bellezza inarrivabile nella sua non convenzionalità, fanno di questa artista una preziosa testimonianza del fatto che il burlesque è a tutti gli effetti una forma d’arte. La differenza tra il burlesque e le altre forme di striptease sta proprio nel contenuto stilistico, concettuale e teatrale che può persino compensare la non perfetta adesione di un corpo ai canoni convenzionali. Tutto questo è in Fanny Damour di una evidenza letteralmente spettacolare, e il sapore internazionale del suo burlesque convive in simbiotica contraddizione con il suo essere così profondamente figlia del Golfo e del Vesuvio.

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