Filosofia del Burlesque #07 – Evviva lo striptease!

di Paolo Bianchi

Il burlesque è tante cose: ok, va benissimo, ma che diventi addirittura il rifugio di bigotti, eh no! Questo no! Troppo volte sento dire da persone interessate e, ahimè, persino da performer – aspiranti o presunte tali – che il burlesque “non c’entra niente con lo striptease”. Attenzione: non che il burlesque sia qualcosa di diverso dallo striptease (cosa vera, sacrosanta e innegabile!), ma che addirittura con quest’ultimo non c’entri assolutamente nulla no. Io, malizioso, perché a pensar male si fa peccato ma si indovina, scorgo in questa precisazione una necessità propria del più meschino, orribile e viscido dei mostri: il bigottismo.

Il burlesque è, grazie al cielo, tante cose ed è stato nel corso del tempo tante realtà diverse, proprio questo lo rende così interessante. Il burlesque non è striptease, perché nel burlesque la donna è posta come soggetto e non come oggetto, perché nel burlesque abita l’elemento teatrale, perché ha una storia diversa, un’iconologia diversa e si pratica in ambienti generalmente diversi. La differenza delle differenze, poi, è che mentre lo striptease è rivolto a un pubblico principalmente maschile, il burlesque è – oggi – rivolto ad un pubblico principalmente femminile: a dimostrazione che mentre nell’uno prevale l’attrazione fisica e il teasing, nell’altro – che pure è l’arte del teasing – prevale evidentemente un discorso di immedesimazione.

Delle burocrazie varie, della SIAE che equipara in una sua recente circolare burlesque a spogliarello e lap dance non ci interessa in questa sede, ma è innegabile che questi due universi non siano totalmente paralleli.
Chiarito questo, è innegabile la presenza dello striptease, come elemento, come fattore concorrente, nel burlesque. Lo dice la storia del burlesque, lo dicono le lotte e le censure, lo dice lo “strip” e lo dice il “teasing”. Se quindi vi vergognate di ammettere l’esistenza dell’elemento striptease nel burlesque o, peggio, giustificate la passione o la pratica del burlesque specificando che “nulla ha a che vedere con lo striptease”, ebbene andate altrove, esaminate il vostro rapporto con la moralità nell’ambito della sfera sessuale e lasciate libere le performer di burlesque così come quelle di striptease di manifestare se stesse secondo la forma di espressione – perché tale è anche lo striptease – più congeniale alla propria sensibilità, alla propria fisicità e alla propria libera volontà.
In conclusione, non posso non citare la grande Dita von Teese, dedicando queste sue parole – oniriche e concretissime com’è Dita – ai bigotti di tutto il mondo:
“Voglio dimostrare che lo spogliarello non è una cosa sporca. Alcune persone dicono che quello che faccio non è sinonimo di liberazione sessuale. Io sostengo invece che è davvero liberatorio guadagnare ventimila dollari per dieci minuti di lavoro”.

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