Filosofia del Burlesque #15 – Filosofia dei pasties

di Paolo Bianchi

La realtà è di per sé profonda e dolorosa lacerazione, poiché è ciclico ed eterno scontro tra luce e tenebre. Quando manca la luce, la bellezza e l’energica vitalità, ci si inventa un mondo illusorio, fatto di regole illusorie basate sul nulla. Ai valori terreni e vitali si sostituiscono artificiosamente regole nemiche della bellezza e della vita. Non c’è nulla di più ostinatamente e profondamente violento di un uomo debole.

Alcuni uomini deboli, privi di forza e privi di una qualunque forma di bellezza, esercitarono la crudeltà meschina della legge, il nichilismo della norma morale e sociale imposta e negli anni Venti del secolo scorso vietarono alle performer di mostrare i propri capezzoli al pubblico.

Non c’è nulla, forse, di più naturale, umano e universale di un capezzolo. E’ il primo contatto tra il neonato e la sua mamma, è il primo desiderio, è la cosa più innocente e, poi, più peccaminosa che si possa incontrare nella vita. E’ una cosa che hanno tutti, donne e uomini: celare i capezzoli significa semplicemente negare la natura di ogni essere umano, riconoscere una cosa sconcia in quel che accomuna tutti, significa non accettare la realtà del corpo umano. Considerare immorale la messa in mostra dei capezzoli è, in definitiva, il modo più basso e meschino di rifiutare la potenza e la bellezza del corpo.

A fronte di questo divieto, la donna, l’artista, ha risposto non semplicemente aggirando, ma esaltando i propri capezzoli e le proprie tette.
Inventando i pasties, ovvero i copri capezzoli, la donna – che è qui bellezza, luce, genio – ha di fatto obbligato anche coloro che avrebbero guardato altro a focalizzare la propria attenzione sulle tette.
Ogni artista conosce il profondo senso della maschera, e così anche le tette hanno indossato la loro “maschera”, questi colorati e dolcissimi “pasticcini” sono felice esaltazione, anche se, allegoricamente, una traccia della dolorosa genesi rimarrà sempre viva nel fastidio che si può provare nello staccarli a fine spettacolo.

La cucina italiana è la migliore al mondo proprio perché è per sua natura povera, e non nasce quindi dalla disponibilità, bensì dalla necessità di ingegnarsi: dal genio. Allo stesso modo i pasties sono nati dal divieto, dalla necessità, da un problema da dover affrontare per continuare a vendere biglietti.

Questo problema ha dato vita a una delle caratteristiche più forti, nell’immaginario collettivo, del burlesque: i pasties, o i tassels – che prevedono la nappina appesa – e la conseguente mossa del tassel twirling, sono associati con immediatezza al burlesque, anche dai meno esperti.
I pasties sono moralità ed erotismo, colore e peccato, luce e tenebra: sono superficialissimo vezzo e stringente necessità: sono puro burlesque.

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