Filosofia del Burlesque #21 – Il burlesque secondo Hegel (1° parte)

di Paolo Bianchi

Poche cose sono così difficili da definire quanto il burlesque. E non appena si riesce a dare al proprio cervello una immagine ferma e stabile da ricollegare al termine burlesque ecco che la confusione cresce e si dilata: new burlesque, pin up anni ’50, diva anni ’20, vintage, strip tease, forma teatrale, danza: aiuto!

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Ma poiché qui abbiamo l’umiltà di non insegnare niente a nessuno, ma l’arrogante pretesa di poter indagare con approccio filosofico qualsiasi cosa riguardi quest’arte, cercheremo di sfruttare la struttura fondamentale della dialettica hegeliana per tentare di concorrere a una definizione del burlesque.

La dialettica hegeliana – lo ricordiamo per chi fosse comprensibilmente distratto coi compagni di banco – consta di tre momenti: tesi, antitesi e sintesi.

Una delle importanti innovazioni filosofiche apportate da tale dialettica sta nel fatto che il momento dell’antitesi non è, come era inteso precedentemente, la negazione assoluta della tesi, ma è – in Hegel – una antitesi determinata: così come il “progetto” del pino è già nel pinolo, così come il risultato uomo è già nella precedente forma, destinata a sparire nel nulla, di bambino, allo stesso modo tutte le manifestazioni dello spirito si svolgono dialetticamente nella realtà e nella storia. Tra queste, ovviamente, anche la manifestazione del fenomeno burlesque.

Se prendiamo ad esempio la definizione di burlesque offerta dalla Treccani, troviamo scritto: “spettacolo satirico fiorito in Inghilterra soprattutto nel ‘700 e che nell’800 venne acquistando sempre più carattere parodistico e farsesco”. Questa prima definizione offerta descrive, quindi, qualcosa di profondamente distante e diversa da quello che è oggi definito burlesque. Eppure, in diversi libri che raccontano la storia di quest’arte, si inizia proprio da questa fase settecentesca e ottocentesca inglese per trattare della genesi del “nostro” burlesque: ecco la dialettica, ecco il pinolo del Settecento e il pino di oggi, il bambino e poi l’uomo maturo, il genere teatrale dell’antica Albione e l’attuale arte di respiro planetario.

Come questa dialettica si sia di fatto svolta e manifestata nel corso dei secoli, e come soprattutto sia riuscita ad inglobare al suo interno forme distanti nel tempo e nel carattere, lo vedremo presto. In conclusione, non vorremo soltanto concorrere a una definizione del fenomeno, ma anche, al contempo, vorremo cercare di dare un poco d’ordine al caos. Da buoni sistematici, o pseudo tali.

 

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