Filosofia del Burlesque #25 – la Belle Époque

In Francia, nell’Ottocento, vive il suo massimo splendore il cosiddetto café-chantant, che è certamente da annoverare, come il varietà o il circo, tra i diversi e vari generi di spettacolo oggi ripresi e citati nel burlesque. Il susseguirsi di scenette brevi, lo stile particolare e la rilevanza della componente ‘seduzione femminile’, rendono il caffè-concerto – questo il suo nome italianizzato – uno dei diversi antenati nobili dell’attuale burlesque.

È quindi per noi interessante comprendere quale sia stato il carattere dell’Ottocento, in generale, e in che modo i tratti di questo secolo possano aver influenzato le arti tutte e quelle performative in particolare.

L’Ottocento è stato un secolo sconfitto, disilluso e quindi insicuro. Il fallimento delle grandiose idee dell’Illuminismo e degli ideali rivoluzionari fecero crollare tante importanti speranze.

Intimamente, quindi, il secolo XIX si sentì fallito, incapace, piccolo, e per reazione manifestò allora grandezza e magnificenza nelle forme d’arte.

L’arrivo della Belle Époque segnò l’inizio di una stagione di illusioni figlie della disillusione, di amore per il lusso e di esaltazione del vizio, che si inserivano in un processo interiore vagamente nichilista.

Anche il ruolo della donna e soprattutto dell’artista di scena cambiò per sempre: per la prima volta anche le donne indossarono i pantaloni e le attrici, fino a quel momento equiparate quasi a delle prostitute, cominciarono finalmente ad acquistare considerazione e dignità.

Si innescarono quindi, in quell’epoca e in quei particolari contesti, dei processi che influenzano ancora oggi l’arte del teasing.

Ecco apparire la donna fatale. Sorge l’istinto di dedicarsi ai piaceri di una vita segnata dal lusso e dal vizio, si accelera la disgregazione di certi punti fermi morali, ma ecco anche nascere un certo tipo di libertà, o meglio di liberazione: di emancipazione che riaffiora ogni qual volta un’epoca mostra di non poter mantenere quanto essa stessa aveva promesso. Così com’è oggi.

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