Filosofia del Burlesque #26 – Lo stile vintage

di Paolo Bianchi

Quanto è bella la parola vintage! In fondo, è normale che sia così bella: quando si va a pescare qualcosa dall’oltretomba si scelgono sempre e solo le cose più belle e di migliore qualità!

La parola vintage deriva dal francese antico vendenge, a sua volta figlia del latino vindemia. E come un vino pregiato d’annata un accessorio o un abito vintage veste e adorna, facendo sentire chi lo indossa come se fosse negli anni Trenta, o negli anni Cinquanta, a seconda del suo personalissimo desiderio.
Ma ecco che proprio su questo punto si insinua un certo banale equivoco, di quelli talmente banali da risultare, poi, difficili da cogliere.
Così come una religione altro non è che la concretizzazione storica e geografica dell’idea del Divino (non me ne vogliano i credenti vari, o me ne vogliano pure!), parimenti la moda altro non è che la concretizzazione storica e geografica dell’idea del bello da indossare. Per questa semplice ragione – ed ecco la difficile banalità – la sensibilità estetica che si manifesta indossando oggi un abito o un accessorio in stile vintage è, in realtà, lontana anni luce dal gusto e dallo spirito estetico di chi lo indossava nella “sua” epoca originale.
Allo stesso modo, quindi, tra quel fenomeno di intrattenimento che chiamiamo burlesque e quell’altro, definito new burlesque o neo burlesque (e anch’esso – per semplicità – citato spesso come burlesque), c’è in realtà una distanza siderale, proprio perché, per rimanere in tema religioso, il new burlesque è di fatto una evocazione dello spirito del burlesque originale, che è cosa ben diversa da una vera e propria continuazione del fenomeno.
Fino a quando si noterà una qualche differenza tra il parlare con una persona in carne ed ossa e l’evocarla grazie al supporto di una medium (vi consiglio, in caso, di rivolgervi ad una economica, nel dubbio), dovrete anche ammettere che il gusto per il vintage non equivale al gusto proprio delle femme fatale o delle pin up originali a cui, spesso meravigliosamente, tante brave performer si ispirano, non solo sul palco.
Scegliere la via del vintage, che è un sentiero che ovviamente non attiene solo alla moda, ma anche alla musica, ai drink preferiti e a tutto il resto, equivale di fatto ad una conversione. Un po’ come scoprirsi zoroastriani, oggi, in Occidente: un’alienazione stilisticamente fantastica, ma sostanzialmente e interiormente preoccupante, se fatta senza la consapevolezza di questa banalissima verità.

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