Filosofia del Burlesque #29 – Burlesque e felicità

di Paolo Bianchi

Quando si decide di spendere risorse e tempo in una qualche attività è perché, in un modo o nell’altro, questa ci rende felici. Se tante donne, quindi, scelgono di spendere soldi, tempo ed energie per corsi e costumi, per dedicarsi e sopportare tutta la serie di sacrifici assimilabili all’attività di performer di burlesque, è evidente che in qualche modo ciò le rende felici. Cerchiamo, filosoficamente, di comprendere il perché e il come ciò accada.

Il filosofo Friedrich Nietzsche scrisse che la felicità è l’avvertire che una resistenza viene meno, e che quindi la potenza cresce.

Quando il profeta di Rocken scrisse di potenza o di volontà di potenza, in tedesco wille zur macht, non si riferiva ad una forma di sete di potere, o ad un tipo di ambizione, intesa nella sua accezione negativa, ma – stando al senso originale e meno immediato del termine potenza – si riferiva alla “capacità di potere”, di poter fare qualcosa esaudendo una volontà, mossa da una pulsione costante al rinnovamento e alla creazione.
La felicità, dunque, per Nietzsche è il sentimento che si prova in quell’attimo nel quale si avverte che una resistenza, ovvero una impotenza, viene meno, ed è finalmente superata.

Da questo se ne desume che la felicità non può essere uno stato delle cose fisso, costante, stabile. La felicità, al contrario, è nel vivere una serie – più lunga e più fitta possibile – di momenti di felicità: di superamenti di ostacoli. Questa collana di perle è il solo vivere felici che sia davvero concepibile.

Quando una donna riesce a salire su un palco e a mostrare e a giocare con il proprio corpo seminudo, in quel momento una serie di resistenze, anche di natura psicologica e culturale, vengono meno, e per questo è felice.
Molte performer mi hanno detto e raccontato quanto il burlesque sia stato importante per loro, e lo credo bene, dal momento che grazie ad esso si infrangono le resistenze più insidiose e opprimenti, che sono quelle interiori.

Ma come tutti i momenti di felicità, anche quelli ottenuti cimentandosi nell’arte del burlesque sono destinati ad esaurirsi e a svanire dopo poco. Per contrastare questa morte della felicità l’unico antidoto, io credo, sta nella continua creazione finalizzata a un costante superamento di sé, anche al costo di contraddizioni stilistiche o di altro tipo. Creare sempre, superarsi sempre, andare oltre sempre.

In fondo, non so quale sia lo scopo della vita, ammesso che esista, ma tra la coerenza e la felicità preferisco senza dubbio la seconda.

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