Filosofia del Burlesque #30 – Porno, figlio mio!

di Paolo Bianchi

Come abbiamo avuto ampiamente modo di trattare, se non addirittura di dimostrare, il burlesque – inteso come ambiente – si presta molto bene anche come nascondiglio di bigotti e di bigotte.
Se fa “scuorno”, per dirla alla napoletana, dire alla mamma o alla zia ricca che si ha desiderio di fare la spogliarellista, certamente ammantare il tutto sotto il merlettato velo del termine ‘burlesque’, fa scendere giù la pillola con maggiore fluidità. Si spera!
Ma questo è un atteggiamento piuttosto ipocrita, o quantomeno velatamente bigotto. Dico di più: se è vera una derivazione da quella antica e simpatica forma di arte scenica, di epoca vittoriana, priva dell’elemento ‘strip’, che si fece burla del teatro colto shakespeariano, è vero pure che tale derivazione è più che altro di natura meramente etimologica: tradotto, oltre al termine ‘burlesque’ in sé, le analogie sono davvero poche.
Una parentela più stretta, semmai, è quella tra il burlesque pre anni ’70 e l’hardcore: termine carino per dire il porno.
Se infatti il vecchio e fatiscente burlesque di un tempo (non quello antico di epoca vittoriana, mi riferisco adesso a quello del XX secolo e d’Oltreoceano), rivolto ad un pubblico maschile, ha visto coincidere il suo tramonto contestualmente all’avvento del porno, è proprio perché è il porno – e non ciò che oggi noi chiamiamo burlesque, cioè l’attuale neo burlesque o new burlesque – il vero e legittimo discendente ed erede del burlesque classico d’Oltreoceano.
La differenza è semplice, e ci faremo aiutare da due termini semplici: discendenza ed evocazione. Mentre da un lato è il porno il discendente del burlesque del XX secolo, il new burlesque ne è una evocazione avvenuta negli anni ’90 del Secolo scorso. Questo può evincersi dalla stessa intervista a Kitten de Ville, tra le protagoniste evocatrici, rilasciata al sottoscritto e pubblicata su Burlesque News.
Tra discendenza ed evocazione  la differenza è abissale: e mentre il discendente somiglia apparentemente di meno, è esso a contenerne e a perpetuarne i tratti genetici originali, mentre l’evocazione, al contrario, produce qualcosa che all’apparenza è più simile, ma si tratta di una copia decontestualizzata: un fenomeno ‘vintage’. Poniamo ad esempio un personaggio famoso che ha un figlio e che è spesso imitato da un capacissimo attore imitatore. Il figlio, che ne è erede e discendente, gli somiglierà forse poco, e risponderà a logiche, mode e costumi della generazione successiva a quella di suo padre, mentre l’imitatore, anche se non coetaneo del personaggio famoso da lui imitato, sarà una rievocazione somigliante all’originale e rispondente, apparentemente, ai medesimi costumi del personaggio famoso. Bene, il new burlesque è l’imitatore, il legittimo figlio del burlesque è, invece e senza dubbio, il porno. Se questo sia un bene o un male lo lascio alle vostre personalissime morali.

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