Filosofia del Burlesque #35 – Ecce Homo

di Paolo Bianchi
Nel Vangelo di Giovanni, al versetto 19,5 è scritto: ‘Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”‘.
Dopo due millenni quell’Ecce Homo è ancora espressione comunemente usata per indicare la condizione di una persona malandata, di un ‘povero cristo’, insomma.
Andando più a fondo del semplice, mero significato letterale, cogliamo però in quell’Ecce Homo l’invito a prendere coscienza della natura intrinsecamente e necessariamente sofferente di ogni uomo, in senso generale.
Lì dove nella cultura greca omerica l’uomo era definito ‘il mortale’, ed era questa la differenza con gli dei immortali, con la spiritualità cristiana l’accento si sposta invece su due altri aspetti: quello del peccato e quello del dolore, in cambio della fede nell’immortalità non solo dell’anima, ma, attraverso la salvezza, anche del corpo.
Cigoli, Ecce Homo, 1607, Galleria Palatina, Firenze
Ecco l’uomo, dunque, nella sua vera natura non più di mortale, ma di sofferente e di peccatore: è questa la vera essenza di ciascun essere umano per quella cultura cristiana di cui tutti noi: fedeli, anticlericali, preti, bestemmiatori, fanatici religiosi o provocatori siamo necessariamente e profondamente intrisi. Per dirla con Benedetto Croce, illustre liberale e convinto laico: “Non possiamo non dirci cristiani”. Anche chi, come il sottoscritto, non ha il dono, o il fardello, della fede.
Se quindi il burlesque nasce, ovviamente, in seno alla cultura cristiana, anch’esso mostra il peccato e contiene quel profondo dolore figlio dell’insoddisfazione, dolore che conduce a cercare fortuna con l’atto creativo, con la pratica artistica. Si crea perché si vede che il mondo può essere più bello di quello che percepiamo; si è artisti quando si decide e si ha la necessità di rendere più lieve il peso del mondo, tramite l’arte e, in alcuni casi come il burlesque, tramite la dedizione, la fantasia, il corpo, che è gabbia mortale di peccaminosi istinti.
Il grido più autentico e radicale del burlesque è proprio e infatti un “Ecco la donna”: con i suoi difetti, i suoi dolori, i suoi pensieri e la sua immersione felice in un peccato ora consolatorio, ora tormentoso. Ecco la donna nella sua verità, ornata di trucco e di abiti spumeggianti, poiché la finzione esteriore non nasconde e non inganna, ma piuttosto esalta la verità interiore di chi indossa la propria fantasia.
Nel 1888, subito dopo aver pubblicato L’Anticristo, Friedrich Nietzsche, il più acerrimo oppositore della religione cristiana tra tutti i filosofi della storia dell’Occidente, ritenne fosse giunto il tempo di presentarsi al mondo con un’opera autobiografica e lo fece, intriso anche lui di cultura cristiana, con un libro intitolato Ecce Homo. Il sottotitolo di quest’opera è ‘Divieni ciò che sei”, ed è ciò che sinceramente auguro ad ogni performer, ad ogni artista.

 

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Un pensiero riguardo “Filosofia del Burlesque #35 – Ecce Homo

  • settembre 22, 2017 in 1:56 pm
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    Nella lingua francese esistono due parole simili ma molto diverse nel significato: libre e libéré. La donna libera (libre) è una donna che si è liberata (libérée), che ha avuto il coraggio di liberarsi da una precedente condizione di costrizione, contenimento, per esprimere se stessa.
    Nel Burlesque la donna esprime se stessa liberamente perché si è liberata da qualsiasi costrizione e diventa cio’ che vuole essere e cio’ che è.

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