Filosofia del Burlesque #36 – La donna oggetto?

di Paolo Bianchi

Il burlesque non ha parole d’ordine; ma se dovesse averne una, questa potrebbe essere ‘evocazione’.
Evocazione di una femminilità ideale, di una situazione irreale, evocazione di un’epoca talvolta passata ed evocazione di una immagine della donna ora spudorata, ora eterea, talvolta fatale, talvolta ironicamente impegnata a fare la parte dell’oliva in un gigantesco calice di Martini. Il tutto per fare spettacolo.

Nella sua contraddittorietà il burlesque sembra talvolta mirare alla liberazione della donna tramite il gioco della stessa a porsi come oggetto sessuale.

In un testo di Robert Clyde Allen, pubblicato dall’Università del Nord Carolina nel 1991 (alla vigilia, quindi, dell’ultimo risorgimento del burlesque), in riferimento a quell’epoca segnata indelebilmente dalla grande Lydia Thompson – performer londinese di fine Ottocento che introdusse anche il genere in America – è scritto che già ai suoi albori il burlesque fu uno dei numerosi fori aperti di discussione e ricca fonte di risposte, anche contraddittorie, alla domanda “Cosa significa essere donna?”.

Lydia Thompson, regina del burlesque vittoriano

Se da un lato il burlesque ha indiscutibilmente significato un percorso di liberazione, o direi meglio di affermazione, della donna, d’altro lato, scrive Allen:“presents a model for the sexual objectification of woman in popular entertainment”.

Ma il termine objectification, qui, noi non vogliamo intenderlo in senso riduttivo o spregiativo: l’oggetto qui ha potere e agisce magicamente sulle menti degli astanti.

La vera questione è, quindi, se questo porsi a oggetto sia effettivamente una riduzione, e non piuttosto una forma del rapporto “signoria servitù” di hegeliana memoria: in cui il ‘servo’, la donna “ridotta” ad oggetto sessuale sul palco, diviene in realtà padrone, poiché tiene in pugno lo spettatore che di lei così, ormai, non può più fare a meno. Ed ecco che la contraddittorietà più volte citata svanisce, poiché il tutto non si svolge su una opposizione ‘donna-uomo’, ma piuttosto in una burlesca dialettica, in un circolo di gioco e di potere.

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Un pensiero riguardo “Filosofia del Burlesque #36 – La donna oggetto?

  • settembre 22, 2017 in 1:47 pm
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    Quando assistiamo a uno spattacolo di Burlesque, la performer ci rapisce con i suoi movimenti, con il movimento delle sue mani, del suo corpo, con le espressioni del suo viso… Decide che i nostri occhi devono essere incollati su di lei, tutto intorno è musica, gesti, magia; lei decide quando finire e come finire la sua performance, decide come stupirci, siamo completamente nelle sue mani…. siamo noi gli oggetti della donna performer Burlesque!

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