Filosofia del Burlesque #38 – Tutte a scuola!

di Paolo Bianchi

Lungi da noi voler assumere un atteggiamento e un pensiero distante dalla realtà concreta: se si vuole parlare di burlesque, oggi, non si può prescindere dal tema della scuola.

Forse, a dire il vero, quello del burlesque oggi è uno di quei casi – non l’unico – in cui a tratti la scuola d’arte risulta essere persino più rilevante e consistente, anche per quanto riguarda l’aspetto economico, rispetto all’attività da performer puramente intesa. Osserviamo questa realtà senza innestare in essa giudizi di merito, ma con oggettività e attenzione.

Se pensiamo alle performer professioniste a noi note, che non sono poche, possiamo affermare di certo che la maggioranza di loro ha una scuola di burlesque, organizza workshop didattici o comunque impartisce lezioni.

Quando c’era il burlesque, quello d’oltreoceano degli show scandalosi e al limite della legalità, al tempo che non faceva “pulito” dire che si era performer di burlesque, anzi, l’atmosfera era principalmente (anche se non esclusivamente) votata al dio Eros.

Oggi, con il burlesque “pulito e raffinato” della “donna per la donna”, si innesca spesso il seguente meccanismo: la performer si esibisce, è ammirata ed apprezzata dalla donna spettatrice che pensa “voglio essere come lei!”, la performer, quindi, propone e vende il proprio corso di burlesque (o il proprio workshop), e quando domanda e offerta s’incontrano la gioia è reciproca.

Il punto sostanziale e che qui ci interessa è: nel momento specifico in cui ciò avviene lo show, l’act, non è più il fine, ma si rende anche mezzo per il fine dell’offerta formativa.

Quando lo scopo iniziale (la rappresentazione burlesque on stage) diviene in aggiunta mezzo, e non più obiettivo esclusivo dell’attività artistica della performer, allora dobbiamo riconoscere una radicale e sostanziale modifica e differenza del vecchio burlesque rispetto a quello di oggi. Poiché, come più volte abbiamo sostenuto e indicato, sotto alla stessa identica etichetta ‘burlesque’ sono dette cose diverse nella propria natura ed essenza.

Si tende a credere semplicemente che nel tempo il burlesque sia cambiato e cambi (cosa piuttosto ovvia, che vale per qualsiasi fenomeno della realtà, tutto cambia continuamente: dall’università alla chiesa all’idea di nucleo familiare), ma non è semplicemente questo il punto: ciò che rileviamo è che con la parola burlesque si sono indicate e si indicano cose diverse nella loro intima struttura: per scopo, per pubblico, per senso nella realtà, per modello di business.

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