Filosofia del Burlesque #39- Dell’apparire

Nel nostro ultimo contributo, intitolato “Tutte a scuola!”, abbiamo indicato la rilevanza del desiderio della donna di essere ‘come la performer’ e il conseguente circuito spettacolo-scuola. Ma esso non si esaurisce qui, naturalmente, e si svolge in una dialettica del tipo spettacolo-scuola-spettacolo; cerchiamo di comprendere il perché.

In termini forse più chiari, quello che intendiamo sostenere è che l’obiettivo di una donna colpita, affascinata e rimasta interiormente coinvolta da uno show di burlesque non si esaurisce, ed anzi non può esaurirsi nel puro e semplice ‘voler diventare ed essere anch’essa performer’, ma si concretizza piuttosto nel ‘voler apparire come performer’.
Che l’obiettivo sia quello di diventare una professionista, oppure che si voglia farlo per allietare le serate casalinghe o persino nel caso lo si voglia fare esclusivamente per “gioco” e per se stesse, in ciascuno di questi casi, ogni spinta verrebbe meno se non si avesse un pubblico: che siano spettatori paganti, amiche, che sia il marito o il fidanzato o che sia, nel più estremo dei casi, soltanto la performer stessa, mittente e destinataria della sua stessa rappresentazione.
Questa necessità profonda si pone alle radici della stessa cultura occidentale. Ogni forma di spettacolo e di rappresentazione ha, sappiamo bene, origini sacrali, religiose, rituali, iniziatiche. Anche le forme di spettacolo più scabrose e “immorali” hanno origine dalla rappresentazione sacra.
La stessa parola Demiurgo, che in Platone e negli storici è la forma del Divino che dà forma all’universo, è Colui che forgia mostrando in pubblico (demos significa popolo) la propria potenza (érgon, da cui ‘energia’).
Da questo ne discende che per noi occidentali qualcosa per ‘essere’ debba necessariamente ‘apparire’. Se il mondo non si accorge della manifestazione di una potenza (che può essere, nel nostro caso, la potenza del fascino femminile, o la potenza narrativa o la vis comica di un act), allora questa potenza non c’è, è irreale.
Quando ci ritroviamo tutti a constatare che ormai, nel nostro vivere, nella nostra società, conti solo l’apparire e non l’essere, quando misuriamo l’insufficienza nello studiare burlesque senza giungere alla rappresentazione dell’act (fosse anche nella solitudine di una stanza chiusa), è perché la potenza, incarnata per millenni nel Dio-Demiurgo (che è anche quello della più vicina tradizione giudaico-cristiana) non è in quanto è, ma è in quanto appare e mostra gli effetti della sua grandezza. In pratica, e nel profondo, è tutto uno show sacro.

© 2017, Redazione. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Riproduzione riservata !!!