Filosofia del Burlesque #40 – Giù la maschera

Dopo circa un anno di intensa attività, con questo 40° appuntamento la rubrica “Filosofia del Burlesque” termina. La redazione di Burlesque News ringrazia Paolo Bianchi per la sua passione e il suo impegno. 

di Paolo Bianchi

Ogni performer indossa una maschera, il più delle volte per mostrare il suo vero volto. La maschera, in tutto il mondo e sin dall’epoca paleolitica, è l’immagine che la collettività si fa del dio: dell’archetipo sacro immaginato e rappresentato.

Quando, quindi, una performer è in scena ed è in costume, con il trucco e con le stesse sue movenze, indossa di fatto una maschera. In quel momento ella rappresenta un archetipo: non è semplicemente una donna bella, ma è la bellezza della donna incarnata; non è banalmente una donna buffa, ma è la buffonaggine in persona, lì, di fronte a noi.
La maschera, il costume, è già di per sé un luogo di ambiguità e di ricerca: indossare la maschera, travestirsi, è porre – anzitutto se stessi – di fronte ad una confusione chiarificatrice. Ma mascherarsi è anche, inevitabilmente, nascondersi, celarsi.
La performer di burlesque è, al contempo, denudata di fronte al pubblico ma, in realtà, profondamente nascosta, per la semplice ragione che in fondo quella non è lei, ma è da lei e dalla sua stessa libertà che sgorga quel celarsi che si concretizza nell’act di burlesque.
La maschera è strumento iniziatico per dare a se stessa un nuovo senso nel mondo; essa è oggetto rituale, per rendere più “digeribile” il rapporto dell’artista con gli assoluti (bellezza, verità, erotismo, etc.) che si trova ad affrontare. La maschera è strumento terapeutico per evadere la realtà: non tramite un rifugiarsi nell’irreale, ma al contrario rendendo l’irreale una realtà concreta per mezzo della rappresentazione. Realizzare sogni, di questo stiamo parlando.
Ogni maschera è uno strumento neutro che può assumere valori universali e particolari, eterni e momentanei, sinceri e menzogneri. Essa è il simbolo più puro dell’estrema contraddizione. E cos’è il burlesque se non un’estrema contraddizione? Cos’è il burlesque se non il tentativo folle e magnifico di coniugare burla ed erotismo, autodeterminazione femminile e rappresentazione della donna secondo un immaginario patriarcale? Il burlesque è qualcosa ed è il suo contrario. Perché è un’arte sincera, e autenticamente femminile.
Mi è capitato di condividere camerini con delle performer, persone amiche che per quella sera avevo io stesso contattato, che quella sera avevo io stesso presentato al loro pubblico. La serietà lucidissima nei loro volti durante il processo di “mascheramento”, di vestizione, e poi, alla fine, vederle tornare in camerino con il volto spento, vederle tornare quelle di prima. Ed è lì, quando si struccano e si rimettono i jeans e le scarpe comode che, paradossalmente, insoddisfatte e indifese nel loro profondo, sono costrette ad indossare una maschera.

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