Filosofia del Burlesque #34 – Botero burlesque

di Paolo Bianchi

Lo scorso 27 agosto, a Roma, si è conclusa la mostra di quadri e sculture dell’artista colombiano vivente Fernando Botero. Artista che i più liquidano con la semplice etichetta di “Quello che fa tutti ciccioni” e che, per questo suo registro stilistico tanto caratteristico quanto costante, divide pubblico e critica. Ma, al di là di considerazioni che non ci interessa intraprendere in questa sede, il tratto fondamentale della concezione artistica di Botero è la sua fede (o consapevolezza? Fate voi) nel fatto che la sensualità sia sostanzialmente contenuta nella forma ed espressa dalla forma, e che essa cresce al crescere del volume.

E’ naturalmente necessario fare i conti col fatto che Botero, quando afferma questo, parla di quadri, e perciò alcuni elementi presenti in una performance scenica sono lì naturalmente esclusi. C’è, ad esempio, una differenza per via del movimento, che nel burlesque ha un’importanza fondamentale; ma è anche vero che in un’immagine pittorica può esserci movimento, o quantomeno una dinamica suggerita, anche se nel caso specifico del maestro colombiano la dinamicità è volutamente evitata, a vantaggio di una stasi sospesa e irreale.

“Donna seduta” di Fernando Botero, foto di Paolo Bianchi

Disse Botero: “La forma è la cosa più importante perché definisce lo stile. Con i colori non si può dire filosoficamente qualcosa sulla pittura, lo si può fare soltanto attraverso la forma” ed anche “L’obiettivo del mio stile è di esaltare i volumi, non solo perché questo ampia l’area in cui posso applicare il colore, ma anche perché trasmette la sensualità, l’esuberanza, la profusione della forma che sto cercando”.
Fernando Botero non è affatto “Quello che fa tutti ciccioni”, se guardiamo ad esempio il suo Cristo croficisso non è ciccione, e mostra anzi degli evidenti addominali. Le figure di Botero non sono grasse, ma espanse, dilatate nel volume, e lo sono le figure di persona, ma anche le forchette, le arance, i tavolini e tutti gli oggetti che finiscono in una delle sue tele.

“Cristo crocifisso” di Fernando Botero, foto di Paolo Bianchi

Con questo non intendo necessariamente o esclusivamente evidenziare l’analogia tra le figure ampie dell’immaginario boteriano e le performer abbondanti che trovano asilo nell’arte del burlesque, e ciò per diverse ragioni. Anzitutto l’idea che la performer di burlesque sia necessariamente generosa non è altro che una opinione comune – dovuta a ragioni su cui rifletteremo prossimamente – ed è un’opinione assolutamente infondata. Il burlesque oggi rifiuta qualsiasi canone estetico, e non sarebbe quindi sensato eleggere l’estetica curvy a estetica burlesque generale.
Ciò che possiamo imparare è che tutto, anche l’impensabile, può essere espanso dall’artista nel suo ‘volume’: un corpo, un accessorio, un abito, un gesto, uno sguardo; e che nella breve cornice di un act ogni performer può espandere, riempire e colmare, perché il volume è generosità, è sensualità, è erotismo. Parola di Botero.

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