Filosofia del burlesque #32 – Là ci darem la mano

di Paolo Bianchi

Una domanda che ci poniamo è: cos’è e com’è la seduzione?
Chiediamo spesso aiuto all’arte, e tra testi, musiche, quadri e versi troviamo, se non risposte, sicuri spunti.
Uno dei più celebri duetti della storia del melodramma è Là ci darem la mano, dal Don Giovanni del 1787: libretto di Lorenzo Da Ponte e musiche di Wolfgang Amadeus Mozart.
È un momento di seduzione, non di innamoramento o di altro sentimento, ma di pura, pura seduzione. Con questo termine intendiamo qui una manifestazione bidirezionale: lì dove sia la persona che seduce, così come quella sedotta, sono coprotagonisti dell’atto seduttivo nella sua interezza. Questo atto, questa manifestazione del reale, risulta certamente interessante a chi ama, o intende praticare, la cosiddetta arte del teasing.
La scena vede il Don Giovanni cercare di sedurre una giovane contadina di nome Zerlina, proprio nel corso dei festeggiamenti delle nozze di lei con tale Masetto. Il fidato servo Leporello fa allontanare tutti gli invitati, compreso lo sposo, per lasciare soli il suo padrone Don Giovanni e la neosposina: ci troviamo quindi nella situazione più lontana possibile dalla moralità, più peccaminosa che mai, e per questo assolutamente intrigante. Le semplici ma poetiche parole di Lorenzo Da Ponte contengono molti spunti di riflessione circa il momento seduttivo:

Don Giovanni:
Là ci darem la mano
La mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano.
Partiam, ben mio, da qui.

Zerlina:
Vorrei e non vorrei
Mi trema un poco il cor.
Felice, è ver, sarei,
Ma può burlarmi ancor.

Già soltanto quel ‘Là’ del verso iniziale pone il luogo dell’incontro e del coronamento della seduzione come un altrove, un’utopia: nel senso letterale di non luogo. Così come Leopardi usa un ‘Qui’ all’inizio della sua lirica matura La Ginestra (“Qui su l’arida schiena / Del formidabil monte / Sterminator Vesevo, / …”), ad indicare proprio la concentrazione focalizzata sulla propria intima condizione di mortale, parimenti la seduzione ci conduce sempre in un “non qui”: in un luogo ideale, alieno all’io, dando sollievo proprio grazie a questo superamento di sé e affrancamento da sé.
‘Ci darem la mano’ è espressione sorprendentemente sufficiente a dare l’idea della completezza di un atto erotico, fisico, ed il seguente ‘Là mi dirai di sì’ è la sintonia tra ciò che è detto, e quindi lucidamente pensato, e ciò che è fisicamente compiuto. ‘Vedi non è lontano’ indica l’apparentemente contraddittoria vicinanza del non luogo di cui prima, mi vengono qui in mente i versi di Via del Campo di Fabrizio De André: “Basta prenderla per la mano / E ti sembra di andar lontano / … / Non credevo che il paradiso / Fosse solo lì al primo piano”.
Dopo l’invito a “partire” di Don Giovanni, l’emozionata e tesa Zerlina gli risponde con quella che potremmo definire la suprema sintesi del teasing stesso: “Vorrei e non vorrei”. Questo singolo verso potrebbe bastare a racchiudere tutto il discorso qui esposto, è tutto: la seduzione non è mai semplicemente un volere, ma sempre e contemporaneamente un volere e un non volere: perché è sempre sia desiderio che timore, fremito e non slancio netto. Così è il teasing, così può essere il bel burlesque.
Esposto il metodo di lettura di questi splendidi versi italiani, lascio ora a voi gli ultimi tre: “Mi trema un poco il cor. / Felice, è ver sarei, / Ma può burlarmi ancor”.

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