Paolo Bianchi intervista Angie Pontani! – Paolo Bianchi interviews Angie Pontani!

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Cara Angie, tu sei una grande performer di burlesque: cosa rende una performer così grande?

Grazie mille! Secondo me una performer di burlesque deve vivere sia con impegno che con passione la propria arte. Per essere una grande performer devi saper trasmettere tanta energia, sensualità, devi essere ironica, avere anche controllo della scena e tanto altro, il tutto in un lasso di tempo molto breve. Questo fanno le persone più portate in quest’arte, a parte il fatto che hanno una tranquillità che, credo, provenga direttamente dall’amore per ciò che fanno e per il palco. Ma, durante la performance, devi anche sentirti a tuo agio, come a casa. Credo fermamente che sia sempre bene provare fino a quando non conosci così bene la tua routine, la musica e il tuo costume da poterlo eseguire anche al buio senza neanche pensarci. E’ quando sei abbastanza a tuo agio da poter eseguire il tuo act davanti ad un pubblico divertendoti che accade la magia.

Quando ti sei innamorata del burlesque? E come?

Ho sempre amato il look degli anni ’50, guardavo le foto da giovani dei miei nonni e pensavo fossero le persone più belle che io avessi mai visto. Quel tipo di estetica mi colpì e mi interessai quindi alle forme di intrattenimento di quell’epoca. Ho guardato allora i musical MGM Technicolor, ascoltato Rat Pack & Big Band. Alla fine ho scoperto Bettie Page e Tempest Storm e le ho trovate assolutamente incredibili e sorprendenti. Ho sempre sognato di essere una performer e negli anni ’90 ero a NYC, al posto giusto nel momento giusto, e alla fine ho ottenuto un lavoro come ballerina in una delle prime compagnie di burlesque della Grande Mela: la Dutch Weismann’s Revue. Lo show era epico, fino ad oggi lo considero ancora come uno degli show di burlesque più belli, più elaborati e meglio diretti che io abbia mai visto. Aveva una grande produzione, musica dal vivo, teatro comedy e magnifico striptease. Fu lì che mi innamorai davvero del burlesque, quando realizzai che avrei potuto vivere tutti i miei sogni da Hollywood anni ’50 aggiornati in una New York fine anni ’90. Ho danzato fino a quando lo show ha chiuso, ed è stato molto istruttivo per me. Quando finì, ero intenzionata a continuare col burlesque e cominciai a studiare la storia di questa forma d’arte e le sue protagoniste principali, e mi innamorai ancora di più.


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Sei chiamata “The Italian Stallionette”. Come sono percepite la donna italiana e la performer italiana negli States?

Negli USA la donna italiana è percepita come appassionata, bella, elegante, femminile, classica e senza tempo e ricca di stile. Fondamentalmente, Mitzi von Wolfgang! Ma io credo di evocare più l’immagine della donna italo-americana, che è qualcosa di leggermente diverso! Un po’ meno Sophia Loren e un pò più Marisa Tomei in My Cousin Vinny. Sempre appassionate, femminili, ma con in più un po’ di leopardato e un leggero eccesso di spettacolarità. Ma io sono davvero fiera delle mie origini italiane, ed è un onore per me poter portare alcuni di questi tratti nella mia persona e anche nella mia arte, ed essere stata accolta così caldamente in Italia così tante volte è davvero una fonte di grande orgoglio per me!


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Ti seguo molto sui social network e mi piace che tu condivida con tutti noi il tuo amore per la tua famiglia e per la tua piccola splendida bambina! Come ci si sente ad essere sia una star del burlesque che una mamma felice?

E’ un po’ faticoso, ma così incredibile! Mi piace mostrare mia figlia al mondo e come io e suo padre viviamo tutto ciò. Mi riempie di gioia vederla connettersi con i miei amici del burlesque, i familiari, i colleghi, musicisti, artisti e produttori. Spero che un domani avrà tanti ricordi colorati e belli della sua crescita. Per me è senz’altro la cosa più impegnativa che io abbia mai affrontato: continuare a lavorare ed essere una mamma a tempo pieno sembra, lì per lì, impossibile. Ma ho così tanto amore per la mia famiglia e la mia arte che credo che le due cose si compensino, o che perlomeno mi mantengano equilibrate, da poter essere la migliore mamma e performer che io possa essere.

 

Hai performato sia come artista solista che con Tara ed Helen nelle “The World Famous Pontani Sisters dance and burlesque revue”. Qual è stata la differenza per te, come artista?

C’è una grande differenza, e certamente mi manca un po’ l’emozione di performare insieme, visto che non lo faccio più molto. Quando ballavo con Tara ed Helen eravamo una squadra, ed è emozionante stare su un palco come membro di una squadra! Si lavora insieme per creare e imparare il numero e creare l’energia della tua performance come una cosa unita, sul palco. Come artista solista c’è più solitudine, ma ti permette di fare ciò che vuoi con assoluta libertà e non sei limitata dalla coreografia, per questo è anche un po’ liberatorio. Io davvero amo entrambe le esperienze e credo che il mio lavoro con le Pontani Sisters mi abbia davvero fatto ritrovare me stessa rafforzata e migliorata quando ho ripreso ad esibirmi da sola nel 2008.

 

Come ti immagini il futuro del burlesque? E il tuo personale?

Il burlesque ha continuato a crescere e crescere, ed io amo questo. E’ stata una cosa sorprendente vederlo. Ho sempre detto che la mia speranza, per il burlesque, era vederlo crescere ancora e reclamare il suo giusto posto tra le arti performative, sulla base di quello che è sempre stato: una forma d’intrattenimento popolare, varia ed eterna. Per me stessa, mi auguro di continuare a ballare e a produrre, mentre lavoro per degli altri miei progetti, come ad esempio la mia serie fitness di Go-Go Robics, la mia collezione di vestiti per Secrets in Lace e gli altri progetti che mi stanno impegnando.

 

 

Burlesque significa davvero tante cose diverse: cosa ami del burlesque e cosa ti piace meno?

Io amo la versatilità del burlesque, amo che il burlesque possa essere così tante cose per così tante persone. Io amo la sensualità che è mixata alla satira e all’ironia. Amo che ci sia potenzialmente uno stile di burlesque per ogni palato, per ogni gusto, e che per me, come artista, ci sia così tanto spazio creativo per esprimere e creare le mie performance. Io amo la libertà del burlesque, il suo essere incentrato sulla comedy e il suo non prendersi troppo sul serio. Amo la gioia che un grande spettacolo di burlesque dona al pubblico. Cosa non mi piace… Non molto. E’ un lavoro molto duro, ma questo fa parte della fatica dello show business, e ne vale davvero la pena!

 


Dear Angie, you are a great burlesque performer: what really makes a performer so great?

Thank you so much! For me, a great performer is both passionate and committed to their art. To be a great performer, you must relay a lot of energy, sexiness, satire, control and more, from the stage in a quite short amount of time. The people who I feel do this best, excude a confidence that I believe comes from loving what you do and loving the stage. But you also must be at home in your performance. I am a big believer in rehearsing to the point where you know your routine, costume and music so well that you could do your dance backwards and in the dark in a blink of an eye. When you are comfortable enough in front of an audience to both execute your craft and have fun, that is when the magic happens.

When did you fell in love with burlesque? And how?
I had always loved the look of the 1950’s, I would stare at pictures of my grandparents in their youth and think they were the most beautiful people I had ever seen. that aesthetic struck a chord with me and from there I was naturally drawn to the entertainment of that era. I watched the MGM Technicolor musicals, listened to the Rat Pack and Big Band. Eventually I discovered Bettie Paige and Tempest Storm and found them so mesmerizing and amazing. I had always wanted to be a performer and in the 90’s in NYC I was in the right place at the right time and ended up getting a job dancing in one of NYC’s first burlesque revue’s, Dutch Weismann’s.  The show was epic, to this day it was one of the best and most elaborate and well directed burlesque shows I have ever seen. It had big production numbers, live music, comedy and glorious strip tease. It was where I truly fell in love with burlesque, where I realized that I could live out all of my 1950’s Hollywoods dreams updated for a late 90’s NYC. I danced with the show on and off until it closed, it was a tremendous learning experience for me. When I left, I was intent on continuing burlesque and I researched as much as I could about the history of the art form and it’s leading ladies, I fell in love with it even more.


You’re called “The Italian Stallionette”. How is perceived the italian woman and performer in the States?
In the States, the Italian woman is perceived as passionate, beautiful, elegant, feminine, timelessly classic, nurturing and stylish. Basically, Mitzi Von Wolfgang!  But I think I conjure up more, the image of an Italian-American woman, which is a little different! It’s a little less Sophia Loren and a little more Marisa Tomei in My Cousin Vinny. So passionate, feminine, nurturing remain, but add possibly too much leopard print and a little extra dash of fiesty. But I am very proud of my Italian heritage, so it is an honor for me to be able to bring some of that into my person and art, and having been so warmly welcomed in Italy so many times is a great source of pride for me!

I follow you on social networks: and I like that you share with us your love for your family and for your beautiful little girl! How does it feel to be a burlesque star and a happy mom?
It is a bit exhausting, but so amazing. I love showing my daughter the world the way that her father and I live it. It brings me such joy to see her connect with my burlesque friends, family and co-workers, musicians, artists and producers.  I hope that one day she has many beautiful and colorful memories of growing up. For me, It’s certainly the most challenging thing that I have done, to continue to work and be a full time mom seems at time, impossible. But I have so much love for my family and my art that I believe they compliment each other, or at least keep me balanced so that be the best mother and the best performer that I can be.


You have performed both alone and with Tara and Helen in “The World Famous Pontani Sisters dance and burlesque revue”. What is the difference for yourself, as an artist? What’s your feeling?
It is a big difference,  and I certainly miss the thrill and rush of performing in an ensemble as it is not something I get to do that much anymore. When I would dance with Tara and Helen, we were a team and it is so exciting to be on-stage as part of a team!  You work together to create and learn the number and you create the energy of your performance as a unit on stage.  As a solo artist, it can get a bit lonely out there, yet you have more freedom to do what you want in your content and to not be confined to choreography, so it’s bit liberating as well.  I truly love both experiences and I feel that my work with The Pontani Sisters really strengthened my stage chops for when I returned to doing mostly solo work again in 2008.

 
How do you imagine the future of burlesque? And your?
Burlesque has continued to grow and grow, and I love that. It has been an amazing thing to watch.  I have always said that my hope for burlesque is that it will continue to grow  and reclaim its place was a genre of entertainment, a popular, diverse and everlasting art form. For myself, I think I will continue to dance and produce while also working on my other projects, like my Go-Go Robics fitness series, my collection of dresses for Secrets In Lace and some additional projects I am working on.

Burlesque is a lot of different things: what do you really love of burlesque? And what you don’t?
I love the versatility of burlesque, I love that burlesque can be so many things to so many people. I love the sexiness dripped in satire and irony. I like that there is virtually a style of burlesque for every appetite and that as an artist I have so much creative leeway in creating my performances. I love the freedom of burlesque and it’s core of comedy and not taking itself too seriously.  I love the joy that a great burlesque show brings the audience. What do I not like… not much. It is very hard work, but that is party of the showbiz hustle and truly the hard work is worth it.

 

 

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