Intervista a Paolo Bianchi

Tra i nuovi collaboratori di Burlesque News c’è Paolo Bianchi che firma ogni venerdì la rubrica “Filosofia del Burlesque” con la quale ci porta a riflettere su quest’arte. Ma Paolo Bianchi è prima di tutto il fondatore di Salotto Erotico Italiano, associazione che oggi festeggia il suo “compleanno”, essendo nata il giorno di San Valentino del 2014. E proprio con i salottieri dell’associazione che il 16 Febbraio ci invita alla serata che ha organizzato a La Conventicola degli Ultramoderni a Roma (dalle ore 21,00). Lo abbiamo intervistato per saperne di più sull’evento e su di lui…

In cosa consiste e come si svolgerà la serata a La Conventicola degli Ultramoderni?

Insieme a Maria Freitas  e al Sior Mirkaccio abbiamo deciso di trasformare in una serata “live” il Salotto Erotico Italiano, che esiste esattamente da tre anni, ma che fino ad oggi non aveva ancora avuto una accogliente e stabile dimora. Ora ce l’ha, ed è la Conventicola degli Ultramoderni, un posto fantastico ed unico nella capitale, che ospita continue serate frutto della mente dei succitati artisti. Per questa bontà e accoglienza dico grazie a Maria e a Mirko, a nome di tutti i salottieri. Il 16 incontreremo Ilaria Palomba, giovane bravissima scrittrice che ha indagato con la sua arte gli anfratti dell’erotismo, si farà reading, ci sarà il burlesque di Maria Freitas e di Candy Paradise, e ci sarà modo di fare salotto, dialogare sul tema dell’eros, confrontarci, ridere e ammirare insieme.

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Puoi anticiparci se ci saranno altre serate?

Non posso rispondere da solo, non essendo io il padrone di casa, ma un felice e onorato ospite. Mi auguro e credo proprio di sì!

Quali sono le finalità della tua associazione Salotto Erotico Italiano?

Citando testualmente lo statuto di questa associazione che presiedo: “Il principale obiettivo è quello di rappresentare un luogo d’incontri, virtuali e non, tra artisti, cultori, studiosi, collezionisti, appassionati, curiosi”. Essendo Eros un dio mi piace pensare e definire l’attività del Salotto di natura spirituale ancora più e ancor prima che culturale, perché di fatto è così.

Cosa fate concretamente?

Organizziamo eventi come questo, concorsi e promuoviamo ogni espressione dell’erotismo, intervistando personaggi vari: da professori universitari a performer di burlesque, da poeti e filosofi a Cicciolina, leggenda del porno.

Hai intervistato diverse personalità del mondo dell’eros, chi ti ha colpito di più e perché?

Consentimi di citarne tre: la prima intervista in assoluto, a Barbara Carniti, figlia e musa della grande poetessa Alda Merini; la mia prima intervista che ho fatto ad una performer di burlesque, Giuditta Sin, e quella al poeta giramondo e mio maestro Manrico Murzi, assistente e allievo del grande Giuseppe Ungaretti, che ha offerto ai lettori una riflessione importante circa il concetto originale e primitivo di eros.

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Da cosa nasce il tuo interesse verso l’eros?

Ogni desiderio nasce da una carenza, o dalla percezione di una carenza. Sono profondamente convinto che la società e il mondo in cui mi ritrovo a vivere sia profondamente lontano dall’eros. La sessualità ostentata, mercificata e tradotta in cifre e numeri seriali è la prova più evidente della lontananza tra il mondo in cui viviamo e l’eros. Il Salotto Erotico Italiano nasce quindi per approcciarsi in modo serio, sincero e sereno all’istinto vitale, perché non c’è nulla di più serio degli istinti vitali. E’ rivoluzione, controtendenza e, dal mio punto di vista, un atto di rispetto nei confronti della natura umana.

Per Paolo Bianchi l’eros  è…?

Il principio universale di attrazione. Che non si trova solamente nella sessualità, lì si manifesta in modo potente, e questa potenza è stata esasperata proprio dalla repressione che la sessualità e gli altri istinti vitali hanno subito nel corso della lunga agonia occidentale.

Da qualche settimana sei un collaboratore di Burlesque News. Come nasce questo interesse nei confronti del burlesque? Ricordi il primo spettacolo visto?

Grazie al Salotto Erotico Italiano ho approcciato al burlesque come “capitolo” dell’erotismo in forma d’arte. Ricordo bene l’incanto che provai nell’ammirare, nell’ormai lontano 2006 – avevo esattamente 20 anni – la splendida Dita Von Teese al Summer Jamboree di Senigallia;  fu bello notare che lei fa burlesque anche fuori dal palco – fu tra noi in platea al concerto di Jerry Lee Lewis, la sera prima del suo show – la distanza tra lei e ciò che proponeva e il volgare pubblico che intonava cori del tipo “olelè, olalà…” mi ispirò la “missione” di colmare questa distanza e lacuna tra il burlesque e gli italiani.

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Nella tua seguita rubrica “Filosofia del burlesque” affronti temi delicati.  Qual è il tuo obiettivo?

Il termine filosofia viene spesso tradotto con ‘amore per la sapienza’, ma l’etimo profondo è qualcosa di più simile a ‘tensione verso la luce’: fare filosofia significa quindi mettere in luce, fare chiarezza sulle cose, tentare di vedere i fenomeni del mondo per quello che profondamente e veramente sono. La filosofia è l’indagine della natura, intesa come essenza delle cose. Si può fare filosofia su tutto, su ogni oggetto, elemento e fenomeno del mondo; io voglio fare filosofia sul burlesque. Dietro a un copri capezzolo o a una cosa come il teasing è possibile speculare filosoficamente. Il mio obiettivo è stimolare la dialettica che può condurre me e i lettori verso una migliore comprensione del fenomeno burlesque. Io non parto dalla conoscenza del fenomeno, il mio atteggiamento è di indagine e per cui è sempre discutibile. In fondo l’impostazione dialettica della filosofia occidentale si concretizzò, in Platone, persino nella forma letteraria, col dialogo. Ecco cosa voglio: indagine, confronto, dialogo e chiarezza. Non sono né un sapiente, né uno storico del burlesque: sono un filosofo del burlesque, perché desidero comprendere.

E qual è invece la filosofia di vita di Paolo Bianchi?

Dubitare sempre di ogni verità posta come assoluta. Dare maggiore importanza alle sensazioni piuttosto che al senso logico. Distruggere di continuo per creare di continuo. Amare ed accettare la vita, di cui l’eros è al contempo la massima lacerazione e consolazione, con costante entusiasmo e profondo amore.

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