L’intervista: Rose Selavy, vincitrice del Bologna Burlesque Festival

di Paolo Bianchi

Tra le nuove leve del burlesque italiano, vincitrice del Bologna Burlesque Festival a fine 2016, bellezza sensualissima, formosa e mediterranea, Rose Selavy – al secolo Damiana Ardito – si racconta al Salotto Erotico Italiano, partner di Burlesque News.

Rose Selavy fotografata da Igino Ceremigna
Rose Selavy, sei la vincitrice della prima edizione del Bologna Burlesque Festival, raccontaci questa bella esperienza.
Ciao Paolo, ciao a tutti!  Grazie di questa intervista! Sì, ho ricevuto con immensa sorpresa e gioia questo titolo e ho vinto un viaggio a Parigi con ingresso al Moulin Rouge: il sogno! Non sono mai stata a Parigi, sebbene l’abbia sempre desiderato, perché ho sempre creduto che qualcosa di magnifico mi ci avrebbe fatta arrivare… E così è stato! La prima edizione del Bologna Burlesque Festival è stata organizzata alla perfezione, grazie alla maestria di Betty Rose e Dee Amante in una location che ben riflette l’eleganza, l’atmosfera e l’impronta che si son volute dare al Festival. Mia grande spinta è stata l’adorabile creatura d’oltre tempo: Giuditta Sin, se non fosse stato per lei probabilmente non avrei partecipato al festival – per via delle mie solite insicurezze – e gliene sono molto grata! La mattina del 4 dicembre 2016, sembrava che tutto andasse a rotoli… Le attese del bus ‘romano’ mi hanno fatto perdere il treno, tra angosce e agitazioni… Ma, come si dice: ‘perso un treno, vinci un volo’. Arrivate al Royal Hotel Carlton, con la mia compagna di ‘sventura’ di viaggio, Molly Rose, l’accoglienza è stata delle migliori: a nostra disposizione una grossa sala adibita a camerino e studio fotografico, che pian piano si riempiva di performer. Eravamo ben 23, e come si sa, ci sono vecchi incontri, nuove amicizie e chiacchiere che si alternano a momenti di sconforto, emozione e a un bicchiere di vino. Ci sono state diverse premiazioni e diversi vincitori, certo, ma non credo che nei festival di burlesque si partecipi con l’ambizione di vincere qualcosa, è più la voglia di esibirsi, conoscere altri performer, condividere emozioni… Ed è quello che ho sentito.
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Damiana, Cosma o Pia?

Da un lato hai un forte desiderio di esibirti, di mostrarti al pubblico come performer, d’altra parte però parli anche di insicurezze: a quali aspetti di te o del tuo passato sono legati questa spinta e questo freno?

Ci vorrebbe un lettino, un signore con taccuino e penna, e 31 anni per raccontarmi, (ho buona memoria!). Parto dalla distinzione che tu stesso fai, “da un lato” e “dall’altra parte”, e già qui stiamo a buon punto!
In effetti riconosco di avere come minimo due personalità, contrapposte, (magari legate ai miei tre nomi Damiana Cosma Pia); una di supporto all’altra, per fortuna, la terza sarà l’inconscio!
In realtà, non so se davvero ho un forte desiderio di esibirmi, di mostrarmi, più che desiderio, direi ‘esigenza del momento’, in effetti ci sono periodi in cui sono ovunque, puoi trovarmi ad organizzare mostre, danzare per festival di strada con il mio gruppo di danza Gypsy Duende “Zigana Clan” e la sera abito lungo e piume, puoi trovarmi su fumetti o legata da qualche corda, e altri periodi come questo in cui mi metto in disparte e osservo, dove, appunto, le insicurezze prendono il sopravvento; anche in questo caso non le chiamerei solo ‘insicurezze’ sebbene è il termine che ho utilizzato, ma ‘consapevolezze’ dei limiti e delle possibilità, per cui quando riconosci di avere dei limiti soprattutto nell’ambito artistico è meglio che ti fermi, osservi e soprattutto studi nel rispetto di chi dell’arte ne fa una professione. Tornando alla domanda, “a quali aspetti di me…”: appunto, l’aspetto… capello riccio e voluminoso, corpo cicciotello, vestiti colorati, sorriso sempre incorniciato da un rossetto rosso, sguardo un po’ malinconico… Ecco, sembra la descrizione di un “pagliaccio” e come questo ero sempre al centro dell’attenzione era come se qualcuno si aspettasse una battuta, qualcosa di tragico che mi succedesse per sentirsi meno sfigati… Ecco, questa era la spinta, non la mia… Ma gli altri mi spingevano al centro, (non so se riesco a farvi immaginare la scena!) il freno ero io! Per la sopravvivenza ne ho fatto un modo di vivere e rido delle mie “tragedie”. (Ho voluto suggestionarvi con questa visione poeticamente triste!). Poi ovvio, le spinte sono fatte anche di ciò che si nutrono gli occhi nella prima infanzia e adolescenza… ogni volta, soprattutto quando parlo del burlesque, mi piace raccontare sempre lo stesso aneddoto: ricordo perfettamente che uno dei miei programmi preferiti era “Indietro tutta” e i miei genitori mi raccontavano con gli occhi pieni di gioia che appena uscivano le ballerine sulla musica ‘Cacao Meravigliao’ io salivo sul tavolo tondo della cucina,  mi spogliavo e ballavo: ecco la spinta che mi accompagna tuttora, la gioia di vivere tutte le emozioni: freni, non so più cosa siano, almeno oggi, magari domani ti risponde “Cosma” ed è tutta un’altra storia! Damiana, Cosma o Pia?

Chi ti conosce sa che hai anche un tuo lato molto “forte” che mostri sul palco: hai accennato a delle corde, so che ti sei esibita anche mostrandoti con un fallo finto. Raccontaci di più di questo tuo aspetto, apparentemente in contraddizione con la dolcezza e il bel pizzico di malinconia che esprimi.

Paolo, chi mi conosce sa che ho un aspetto molto ‘forte’ più che altro quando sono sotto al palco: quando ballo, bevicchio e partecipo alle serate, insomma, nella vita di tutti i giorni, o quasi. Ho tentato di farlo uscire creando una performance con questa impronta, ma non mi sono sentita molto a mio agio, preferisco l’eleganza, per quanto mi sia possibile: l’erotismo sottile, impercettibile, sicuramente più eccitante di un fallo finto!
La performance a cui mi riferisco, e ti riferisci, l’ho intitolata “Hermaphroditus”e realizzata appositamente per “Burlesque Riot” di Giuditta Sin e Miss Vampfire, (edizione ‘Fe-male’). Credo sia stato il “luogo” giusto per sperimentare e mettere in pratica questa fantasia, che avevo da tempo. Questa performance forse è l’unica a cui ho dato un nome, proprio per evitare sorprese e, sicuramente, per quanto faccia impressione vedere un fallo finto durante una performance, era piuttosto scontato, magari se mi capiterà di riproporlo farò attenzione ad utilizzare un tassel in più!
Ho accennato anche alle corde: sì ho collaborato con DolcissimaBastarda in diverse performance di bondage.

Rose Selavy

Qual è quindi lo stile che stai definendo? Quando andrò a vedere uno show di Rose Selavy, a quale genere di show dovrò aspettarmi di assistere?

… Giusto per mettermi un po’ in crisi eh! Non amo le definizioni: spero possa bastare come risposta. E poi… Se tu sapessi già cosa aspettarti percheé dovresti venire a vedermi!?

Rose Selavy

C’è qualcuno a cui ti senti grata?

Giuditta Sin, è la risposta, anzi voglio usare il suo nome reale: Gabriella Infelise… dovrei parlarvi di lei per farvi capire perché e quanto le sono grata; un’amica, una sorella, una maestra, un’anima nobile, una psicologa all’occorrenza! E’ un fiore di campo in un arido inverno: si svela solo a chi vuole: per questo non aggiungo altro, ma le sono grata per tutto! Anastasia Francaviglia, la mia maestra di danza orientale e gypsy-duende, è l’altra mia guida, mi stimola, è molto paziente, crede in me e, nell’arte, dare fiducia credo sia il dono più grande che un maestro possa offrire al suo allievo perché l’atto creativo avvenga.
…e ovviamente sono grata a ‘noi’, Damiana Cosma Pia, eh, non dimentichiamolo, quando non c’è una, c’è l’altra a far da supporto!
Scherzo, però effettivamente, sono la donna che voglio essere, senza rimpianti, sono libera, non accetto compromessi, faccio quello che voglio, amo la mia testa, mi rispetto e mi sono grata… E vabbè dai, grazie anche al Salotto Erotico Italiano per questa intervista!

Rose Selavy

 

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