Vibrissa: “Il pubblico è il mio artista preferito!”

di Maria Giovanna Tarullo

ph Anna Volpi

Il mondo del Varietà e del Cabaret d’altri tempi ha una caratteristica particolare rispetto a quello dell’arte in generale: non fa sconti a nessuno, e sul palcoscenico predilige solo i migliori talenti in circolazione. A dettare questa regola, al contrario di come si possa pensare, non sono gli addetti ai lavori, ma bensì coloro che dalla loro poltroncina osservano scrupolosamente chi sale sul palco, decidendone la sorte: il pubblico.

Lei con quel pubblico ci flirta ogni sera e quando arriva in scena nessuno riesce a resistere alla sua esuberanza, ironia, passione e talento… pensate nemmeno suo padre c’è riuscito!!!

Burlesque News, in esclusiva, ha intervistato la “Mistress of Cerimony” di Burlesque & Cabaret show più ricercata d’Italia Vibrissa. “Eccola Qua” è scesa dal palco solo per noi per raccontarsi con esperienze e spiritosi aneddoti della sua vita privata ed artistica.

Jessica Ugatti quando si è manifestato in te il sacro fuoco dell’arte?

Ho preparato la legna alla scuola materna, ricordo ancora quel giorno. Ho posizionato la diavolina in quarta elementare, alla prima recita in pubblico dove mi trovai ad improvvisare una caduta in scena. Tra i banchi di scuola superiore s’accese la prima scintilla. Alla domanda “Vuoi venire a fare un corso di teatro in un posto magico?” Dissi “Sì, lo voglio”. E così fu l’inizio di un’avventura che ancora oggi vive in continua effervescenza.

A vent’anni fu il grande passaggio, il momento in cui potevo scegliere cosa fare della mia vita. Al bivio mi si palesarono davanti: la strada sicura del lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio da capogiro o la strada dell’attesa dei risultati d’ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Il cammino più incerto era quello che m’affascinava di più.

Una volta accesa la fiamma, il fuoco poteva solo che espandersi, mutare forma e ardere sempre più. Sono stati anni intensi, in cui l’entusiasmo per la scoperta passava oltre ogni fatica e ostacolo. Anni in cui si parlava di realizzazione personale, mossa da quella propulsione continua e, talvolta inconsapevole, verso la creazione artistica.

Non sono mai riuscita ad ammettere d’avere il fuoco sacro, mi sono sforzata di capirlo, di cercarlo, di non trovarlo, fino ad autoconvincermi d’averlo o di averlo perso. I famosi alti e bassi della vita d’artista. Solo ora, negli ultimi anni, ho una percezione più chiara di cosa sia.

Che la si chiami propensione, passione, indole, amore, credo che sia comprendere e accettare profondamente quale sia la propria natura, arrendersi ad essa e amarla per quello che è fino a non aver più timore di manifestarla in modo onesto. E’ in ognuno di noi.

Hai alle spalle un’importante formazione ed esperienza come attrice, per chi non lo sapesse ci ricordi qualche lavoro?

Certo, con piacere. Ho lavorato in teatro e tv a partire dal 2007. Ho avuto due ruoli magnifici: in due serie tv e film tv uno per la Rai in “Raccontami – Capitolo Secondo”, interpretavo Mafalda, e uno per Mediaset, nel ruolo di Jasmine in “Due mamme di troppo”.

Un’apparizione ne “Il Grande Sogno” di Michele Palcido. In teatro ho avuto il piacere di poter lavorare con Armando Pugliese, Loredana Scaramella, Gigi Proietti e molti altri. E poi ho avuto la fortuna di fondare compagnia di teatro, i Fools, 13 anni fa.

Come è avvenuto l’avvicinamento al Varietà e Cabaret di stampo retrò?

Ovviamente per caso, rispondendo ad un annuncio “cercasi presetatrici” per il nascente Velvet Cabaret dello storico Micca Club. Mi presero ed iniziò l’avventura. Era un periodo in cui stavo già esplorando la forma del Varietà con la mia compagnia teatrale in termini contemporanei, ma con quell’audizione diciamo è avvenuto un vero e proprio salto temporale nel passato.

Puoi svelarci l’origine della scelta del tuo nome d’arte?

Bizzarra! Quando cerchi la cosa giusta, la cerchi e non la trovi, passi dal nome più fashion a quello più trash, convincendoti che possa essere “cool”. Poi un giorno mi capita di ricordare il nome di un personaggio che avevo sviluppato durante le classi di improvvisazione in Accademia tenute da Rosa Masciopinto.

Un carattere spavaldo, direttrice di un circo di un’umanità bislacca, un essere che faceva il suo ingresso spargendo soldi finti adornata da un boa di piume di struzzo fuxia… la chiamai Vibrissa. La camminata che la contraddistingueva era in continua fibrillazione, tra l’eccitazione post assunzione di sostanze psicotrope e lo stupore per aver ingoiato uno di quegli oggetti vibranti altamente piacevoli. Vibrissa… vibra.

L’idea che nel nome ci fosse un ricordo dei baffi del gatto (in “Ugatti” c’è più di un gatto), quei filamenti che permettono al felino di comprendere l’ambiente esterno e che hanno capacità comunicative, mi stuzzicava molto.

Beh, per una serie di motivi quello era il nome giusto. “Eccola qua” invece è un po’ come “et voilà”, suona un po’ come l’apparizione improvvisa di qualche Santo o qualche oggetto smarrito. Lo inserii agli inizi in un gioco di rime che utilizzo ancora come tormentone per la mia introduzione, ed è rimasta nel mio nome perché anche i social chiedevano un cognome. La gente tutta l’ha presa come realtà, che ad ogni saluto mi dicevan “Eccola Qua”.

Quali caratteristiche fondamentali deve possedere una “Mistress of Ceremony”?

Nel settore Burlesque e Varietà retrò ho imparato che una presentatrice deve essere veramente pronta a tutto, e mai come qui ho avuto l’occasione di trovarmi a gestire imprevisti tecnici, artistici, umani… essere pronta a stravolgere i propri piani, tagliare e ricucire scalette in un istante. Ho avuto l’occasione di sperimentare l’assoluta libertà in scena. E’ stata un’occasione perché mi ha permesso di arricchire il mio bagaglio artistico, i miei canovacci e il portfolio delle “soluzioni da trovare”.

Questo mi ha fatto capire quanto sia importante avere una formazione artistica o formarsi per conoscere al meglio le regole di palco. E’ importante continuare a studiare anche fuori scena. Avere una missione comunicativa, un’etica e una poetica. Non smettere mai di essere curioso/a, di mettersi in discussione, d’accettare un consiglio ed agire come un essere umano onesto e in continua evoluzione. Essere sicuri delle proprie qualità e non aver paura di mostrarle.

Sapere che l’improvvisazione non è solo avere estro o dire la prima cosa che viene in mente. Informarsi sull’evento, sugli organizzatori e sugli artisti che ne prendono parte… prepararsi nei minimi dettagli. Ricordarsi sì d’essere un personaggio ma non l’unico, avere consapevolezza del timing, del ritmo dello spettacolo e delle esigenze del pubblico.

Avere rispetto del pubblico e di ogni singola persona lavori per il bene dello spettacolo, dall’operaio al più grande produttore. Coinvolgere il pubblico con ogni mezzo, preparare al meglio la scena per l’artista che sta per salire. Ricordarsi che alla gente non va data in pasto la qualunque per il nostro puro divertimento, meritano di crescere e cambiare attraverso quello proponiamo. Ricordarsi sempre che salire su un palco ha un senso.

Oltre a presentare gli show degli altri sei anche produttrice con la “Burlesque & Cabaret Verona” di tuoi spettacoli. Su quali aspetti punti per la costruzione di una serata? Soprattutto, cosa non dovrebbe mai mancare in scena perché uno spettacolo riscuota successo?

Da quando ho ideato Burlesque & Cabaret Verona con Francesco Zinnamosca, ho imparato davvero molte cose. Stare dall’altra parte ti fa comprendere appieno la complessità e le mille sfaccettature da considerare in questo mestiere. Abbiamo avviato una scuola, ideato e prodotto spettacoli. Imparare in breve tempo tanti lavori diversi per poter sostenere gli inizi e l’autoproduzione, ci ha fatto iniziare a riflettere e comprendere l’importanza di considerare alcuni aspetti che rendessero il lavoro più professionale e umanamente costruttivo.

Punto sul lavoro di squadra trasparente, produttivo e sincero. Punto sulle scelte artistiche. Punto sulle prove e su un’organizzazione il più possibile efficace. In uno show non devono mai mancare un’area scenica ben visibile da tutto il pubblico, un’illuminazione anche semplice che riesca ad racchiudere la scena e illuminare gli artisti, almeno una figura tecnica che possa occuparsi dell’aspetto audio, luci, un referente che si occupi della direzione di palco, un camerino. Queste per me sono le condizioni di base per poter lavorare al meglio.

Sono aspetti che migliorano la qualità di quello che si offre. Se la qualità artistica e lo spettacolo sono curati nei contenuti, il pubblico non può che non apprezzare quello che racconti. Raccontarlo anche attraverso una comunicazione accattivante ma realistica, crea un rapporto di fiducia ancor più onesto, fa sentire il pubblico parte di una realtà, in cui credi e ami. Creare una community, vera.

In quanto mattatrice dello spettacolo sei la prima a salire sul palcoscenico, dopo diversi anni di esperienza riesci subito a capire l’umore degli spettatori? Ricordi qualche aneddoto divertente che ti è capitato in scena?

Assolutamente sì. Direi che con l’esperienza ho capito quanto sia vitale quel momento, è fondamentale! Prima di entrare in scena, non sai cosa ti aspetta; quando sei sul palco, lo vedi e in quel momento devi essere pronto e in pieno ascolto. Se non lo fai o fingi di farlo, beh, la serata si rivela più faticosa. Se lo fai, la serata vola, lavori con il pubblico, sei in pieno ascolto e in piena empatia.

Ce ne sono stati davvero tanti, mi piace ricordarne tre. Vedere gli occhi sgranati di mio papà accompagnati da quell’indimenticabile sguardo sornione di mia mamma, quando ho annunciato che per la prima volta avrei fatto fare uno strip ad uno del pubblico nel corso della serata… e quell’uomo sarebbe stato lui. L’ha fatto! Quando l’unica volta che provai a fare stage diving di spalle, l’uomo forzuto che avevo scelto, nel momento del quasi lancio, si è distratto… ribaltone scampato! Quando sui saluti finali sono finita con sedere per aria!

Sei stata la padrona di casa delle manifestazioni italiane e più prestigiose del mondo del Burlesque, la domanda è d’obbligo: non hai mai pensato di provare anche tu a destreggiarti in quest’ambito artistico?

E’ una domanda che mi hanno posto molte volte e altrettante ho provato ad immaginare di cimentarmi in una routine. Mi sono sempre detta che desideravo trovare altre forme per mettermi a nudo. E così ho iniziato, a far burlesque… ma vestita! Quando ho iniziato, sentivo di poter mettere a disposizione l’essere presentatrice a servizio di uno show burlesque, con l’intento di accompagnare il pubblico alla visione di uno show affinché lo potesse comprendere meglio, saperne dei cenni o curiosità e amarne lo spirito. Poter aggiungere questa sfumatura ad uno show di burlesque fu molto emozionante. Ai tempi d’oro non si faceva così? Numeri si alternavano e qualcuno, talvolta, teneva le fila della serata. In qualche forma, sentivo di poter essere quella figura, mi ha appassionato ed eccomi qui.

Tra i numerosi performer che hai incontrato sia italiani che stranieri – se puoi dircelo – c’è qualcuno in particolare con cui ti diverti a condividere il palcoscenico?

Ahaha… questa domanda mi ha fatto ricordare con quante persone magnifiche e straordinarie io abbia avuto la possibilità di condividere il palco e il backstage. Con alcune ho avuto modo di farlo più volte, con altre solo un fugace istante e via, ma con ognuna è stata una grande opportunità di condivisione e crescita.

Ce ne sono davvero tanti che vorrei elencare qui, ma c’è uno che vince su tutti. E’ il mio preferito, mi dà gusto e perché ogni volta mi mette in discussione, mi fa stare sospesa come un funanbolo, mi mette “pericolo” ma allo stesso tempo è la mia ancora di salvezza. E assolutamente inaspettato e imprevedibile che non mi permette di fossilizzarmi mai su una cosa e mi costringe a stare in continua ricerca. E poi è bello perché è vario: il pubblico!

Sei una vera esplosione di talento, infatti hai anche una bellissima voce. Ti piacerebbe dilettarti nella carriera di cantante “vintage”? 

Ma grazie!!! Mando ancora in saturazione i microfoni, ma ce la farò a calibrarmi, lo prometto. A dire il vero, canticchio un po’, per la precisione canzoni a luci rosse. Nate come numeri a sè stanti ora sono diventati parte integrante dei miei shows. In certi gorgheggi non mi sono dilettata, ma ancora mi appago a sentir mia sorella, la cantante di famiglia, Giulia Ugatti in arte Red Mambah.

Ho ancora molto da imparare con la sega musicale e la fisarmonica… che probabilmente suonerò in maniera dignitosa quando avrò un’età. Quindi sì, forse quando sarò vintage potrò fare anche la cantante.

Cosa ha in serbo per la prossima stagione la spumeggiante Vibrissa?

Per la prossima stagione, tante novità. In particolare investirò molto sulla formazione personale. Sento che è un buon momento per trasformarmi e poter raccontare qualcosa di più con una sensibilità nuova. A Verona, con lo staff di collaboratrici storiche, le Sgirls, stiamo rivoluzionando la Vibrissa Academy of Performing Arts. C’è bisogno di rinnovarsi, di saper cambiare e saper guardare lontano senza paura. Sognare, per poter poi volare.

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