Mamme e Burlesque. L’esperienza dell’artista Vera Dragone

Prosegue la nostra scoperta delle mamme che orbitano nel mondo del Burlesque. Questa settimana è il turno dell’artista Vera Dragone che ci racconta la sua esperienza e non solo…


Intervista di Maria Giovanna Tarullo

Attrice e cantante di origini calabresi, Vera Dragone arriva a Roma per studiare e assecondare la sua passione per l’arte. Ha lavorato e lavora in teatro e in tv, oltre ad aver fatto parte del trio Ladyvette per tanti anni. Oggi si sta dedicando con successo alla sua carriera da solista… ma non solo. Da qualche mese è diventata mamma del piccolo Vittorio che la tiene impegnata tra palco e biberon. E anche se non è una performer di burlesque, l’abbiamo voluta intervistare perchè in qualche modo il burlesque fa parte della sua vita: è nella compagnia del Micca Club ed è la compagna di Alessandro Casella, direttore artistico dello storico locale in via Pietro Micca, e oggi del lunedì al Salone Margherita, nonchè scopritore dei più grandi talenti della scena burlesque. Quindi anche Vera Dragone, insieme a Vittorio, appartiene alla grande famiglia del burlesque.

vera (foto alberto guerri)

Sei diventata mamma da pochi mesi. Come hai vissuto questa gravidanza arrivata in un momento importante della carriera? 

Ne siamo stati felicissimi! Certo, la sorpresa è stata enorme, ma fin dal primo istante non abbiamo avuto dubbi sul fatto che volevamo essere entrambi genitori. Sono rimasta incinta in un momento cruciale della mia carriera, in quel momento ero in tourneé con lo spettacolo “Modigliani”, avevo altri spettacoli al Salone Margherita tutti i lunedì a Roma, nel frattempo avevo firmato anche un paio di contratti per due lavori in televisione, avrei anche girato una pubblicità a breve e altro lavoro stava arrivando. Insomma dal punto di vista artistico la cosa non è stata facile, anche perché i primi mesi sono quelli più delicati e gestire la stanchezza e lo stress lavorativo è molto difficile in quelle condizioni. Ma alla fine tutto è andato per il meglio!

Nonostante l’avanzare della società rimane ancora, in qualche occasione, l’idea che un figlio per una giovane artista rappresenti un ostacolo. Ti è capito di scontrarti con questi pregiudizi?

Purtroppo non si tratta di pregiudizi. Il problema è reale e tangibile. Ho dovuto fare parecchie rinunce. In Italia praticamente non esiste quasi nessun tipo di sostegno per le artiste madri e l’unico aiuto viene ancora adesso, come cento anni fa, dai nonni o dalla babysitter che comunque devi pagarti da sola, perché specie a teatro nessuna produzione può permettersi di “accollarsi” ulteriori spese. Mi fece molto ridere (per non voler essere volgare) la ridicola campagna di promozione delle nascite voluta dalla ministra Lorenzin, la quale, è evidente, non si rende conto di quello che le donne italiane devono affrontare quando scelgono di avere un figlio.

E’ difficile per chi fa un lavoro normale, figuriamoci per chi fa l’artista. Quindi si fa quel che si può. Nel mio caso mi è capitato di prendere tre lavori che già ero incinta. La prima volta ho omesso di dirlo per paura di perderlo e anche perché ancora la pancia non si vedeva, per il secondo ero ormai alla fine del quarto mese e il mio aspetto stava cambiando, inoltre le scene che dovevo girare prevedevano un grande sforzo fisico per cui ho dovuto rinunciare, nel terzo caso sarei dovuta andare in tourneé col piccolino di pochi giorni e sinceramente non me la sono sentita.

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Ora Vittorio è nato e sei tornata sul palco del Salone Margherita con il cast del Micca Club. Le nostre lettrici saranno di sicuro curiose di sapere come sei riuscita a rimetterti in forma in così poco tempo…

La prima serata è stata il 30 gennaio con Velvet Cabaret e continuerò ad andare in scena ogni lunedì fino ad aprile. Il mio segreto? Non dormo la notte! Scherzi a parte, avere a che fare con un bimbo piccolo è davvero un’enorme fatica, non paragonabile a nessun altro tipo di stanchezza. Tra allattamento e notti insonni, o quasi, il problema diventa quasi l’opposto, ovvero cercare di non deperire! Però è tutto ricompensato da un sorrisetto o dai suoi adorabili versetti, in un attimo dimentichi tutta la fatica e ti riempie il cuore di una gioia tale da fartelo scoppiare!

Hai qualche consiglio da dare alle neomamme che dopo il parto vogliono tornare a sentirsi delle “dive”?

Il consiglio che posso dare è “non abbiate fretta!”. Bisogna cercare di amarsi e coccolarsi il più possibile. Il riposo, per quel che si può è la prima regola, così come il chiedere aiuto. Non si può far tutto da sole! Io ho la fortuna di avere un compagno che è anche un papà perfetto, per cui non ho davvero nulla di cui lamentarmi, ma consiglio alle neomamme che non hanno la mia stessa fortuna di non vergognarsi a scomodare amici e parenti!

Essere “diva” per me è innanzitutto una condizione mentale, di benessere interiore. Per andare in palestra c’è tempo, all’inizio il corpo è ancora scosso dal parto e dalle modifiche che ha subito per permettere al bimbo di crescere al suo interno. Bisogna solo avere un po’ di pazienza e pian piano tutto tornerà come prima. Niente dieta con l’allattamento! Per il momento le regole sono: dormire più che si può, mangiare bene, e magari fare qualche massaggio rilassante.

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Attrice, cantante, showgirl, compagna e mamma. Chi è la “vera” Vera Dragone?

Sono un insieme di tutte queste cose, non voglio sentirmi costretta in una categoria sola. Cerco sempre di dare il meglio di me in ciascuno di questi campi artistici e di mollare un pò la presa se vedo che sto togliendo tempo e qualità alla mia vita privata. Tengo molto alla mia famiglia e ho dei valori solidissimi che per me vengono prima di tutto. Sicuramente avere accanto un uomo col quale condivido molte cose nella sfera lavorativa è un sollievo perché unisco famiglia e lavoro e abbiamo modo di trascorrere più tempo insieme.

Le tue radici affondano nel mondo dell’arte in tutte le sue sfumature. Qual è stato il componente della famiglia che più ti ha ispirato?

Sicuramente mio nonno Vittorio de Seta, regista documentarista che mi ha insegnato la bellezza di questo lavoro, l’onestà intellettuale, ma anche il saper rimanere coi piedi per terra. Non dimenticherò mai che lui nella sua carta d’identità alla voce professione aveva scritto: “agricoltore”. Lui infatti tra un documentario e l’altro si dedicava al suo uliveto in Calabria, terra in cui aveva deciso di vivere e nella quale ho vissuto anche io fino a quando non mi sono iscritta all’Accademia d’Arte Drammatica a Roma.

Dei pomeriggi della mia infanzia ricordo le lunghe chiacchierate con lui sui temi più disparati… si passava dal periodo in cui fu fatto prigioniero durante la guerra, alla ribellione nei confronti della sua famiglia d’origine, al periodo in cui mollò la facoltà di architettura per fare il cinema, alla lettura insieme di libri bellissimi, tra tutti quelli di Tolstoy, il suo preferito.

Quando è iniziata la passione per l’epoca d’oro del Varietà?

Fin da piccola, grazie a mio nonno, ho avuto modo di conoscere la letteratura e la musica di quel periodo, casa sua era piena di libri e dischi e io avevo solo l’imbarazzo della scelta nello scegliere quel che più mi piaceva per arricchire la mia curiosità e stimolare la mia fantasia, ma la vera folgorazione che, poi si è trasformata in lavoro, è arrivata nel 2012 quando ho messo piede per la prima volta nello storico locale di via Pietro Micca. Sono entrata ed ho pensato: questo è il mio mondo. E chi l’ha concepito, ovvero Alessandro, non poteva che diventare il mio compagno di vita.

Sei stata per tanto tempo una delle componenti del gruppo Ladyvette, con il quale hai fatto anche importanti apparizioni televisive. Come è nato il gruppo e qualche ricordo in particolare?

Preferirei evitare per il momento di parlare del trio Ladyvette, perché è passato troppo poco tempo dalla separazione e il distacco, sebbene avvenuto per mia scelta, è ancora doloroso.

Molti tuoi sostenitori hanno associato la tua decisione di abbandonare il trio all’arrivo del bambino, anche se tu stessa hai affermato il contrario. Vuoi spiegare ai fans del trio le reali motivazioni?

La scelta di separarmi da loro è stata dettata dalla mia volontà di seguire un percorso artistico da solista, che ultimamente avevo troppo trascurato. Il progetto del trio assorbiva la quasi totalità del mio tempo e mi ero resa contro che stavo tralasciando cose importanti e perdendo altre occasioni.

Oltre a questo, sicuramente avevamo un modo diverso di vedere le cose, che a un certo punto è diventato inconciliabile. Auguro comunque alle mie ex colleghe tutto il successo che meritano.

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Due ultime curiosità: il papà del tuo bimbo è Alessandro Casella, direttore artistico del Micca Club, scopritore dei migliori talenti della scena burlesque e non solo. Come mai non ti sei fatta affascinare dal burlesque? E da genitori artisti siete riusciti ad individuare il destino artistico di Vittorio?

Sebbene io sia incredibilmente affascinata dal mondo del Burlesque preferisco guardarlo da spettatrice: il mio lavoro è un altro e il mio talento si esprime nella recitazione e nel canto. Inoltre, per quanto il burlesque possa sembrare ad alcuni un’arte “improvvisata”, l’arte di chi non ha arte, esso invece è un’arte che esige molta applicazione e ricerca alla quale bisogna dedicare molto tempo per perfezionarsi e raggiungere il proprio stile. Io ho fatto un altro percorso e non “sento” quella magia  che invece provo a fare il mio lavoro. E’ giusto che al Burlesque si dedichi chi ne vuole fare la propria vita.

Per quanto riguarda Vittorio ci stiamo ancora conoscendo! E’ sì il nostro piccolo, ma mi piace pensare a lui come ad una persona con una sua personalità ben precisa con la libertà di fare di sé ciò che vuole (ovvio, nei limiti del legale). Certo, crescendo in una famiglia come la nostra potrebbe essere difficile separarsi, lavorativamente parlando, o magari invece potrebbe sorprenderci tutti e decidere di diventare un astronauta! Nel frattempo noi lo portiamo alle prove in teatro, e poi chissà.

 

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