In mostra la “Scabrosa e sorridente Betty Page”

Le “scandalose” foto di Betty Page in mostra in Italia

Se non vi è mai capitato di vedere delle foto della pin-up più famosa degli anni Cinquanta non potete perdere la mostra “Scabrosa e sorridente Betty Page” che verrà inaugurata l’11 Maggio a Milano alla galleria Expowall in via Curtatone 4 (fa parte del circuito espositivo milanese Photofestival e sarà esposta fino al 27 maggio).

La mostra, dedicata a Betty Page, propone cinquanta fotografie della collezione di Maurizio Rebuzzini, direttore della rivista “FOTOgraphia” e docente di “Storia della Fotografia” presso l’Università Cattolica che ha dichiarato “E’ un’esposizione alla quale tengo particolarmente, visto l’affezione per il fenomeno Betty Page (Bettie all’anagrafe), e per la co-curatela con mio figlio Filippo”.


In esposizione le avvincenti fotografie di Paula Klaw, originariamente destinate alla semiclandestinità, dove la seducente Betty indossa con disinvoltura audaci guêpière e improbabili guarnizioni in pelle interpretando le più acrobatiche situazioni bondage.

Maurizio Rebuzzini è uno dei più grandi appassionati di Betty Page che nell’introduzione della biografia di Lorenza Fruci “Betty Page. La vita segreta della regina delle pin-up” scrive:

“Da decenni mi occupo di Betty Page, avendo cominciato a farlo in tempi non sospetti, precedenti le più recenti celebrazioni e accettazioni.

Se servisse farlo, si può conteggiare il momento di svolta al 1997, quando il film Lost Highway, di David Lynch (in Italia, Strade perdute) richiamò la personalità superficiale di Betty Page, presunta e apparente, senza peraltro affrontarne tutta la sua intrigante complessità. Nel film, Patricia Arquette interpreta due ruoli: quello della bruna Renee Madison, che muore fatta a pezzi dal marito, e quello della sua reincarnazione, la bionda Alice Wakefield. Come è stato esplicitamente dichiarato, queste due femmine perdute si sono ispirate al modello di Betty Page.

In immediata conseguenza, si registrano due momenti originari italiani: un efficace servizio televisivo di Target (Canale 5, domenica 20 aprile 1997) e un esaustivo articolo del supplemento femminile di La Repubblica (D. La Repubblica delle Donne, del 10 giugno 1997). Quindi, nel precedente dicembre 1996, un numero monografico dell’allora bimestrale Fotopratica Immagini, indirizzato all’erotismo visivo, si attardò su Betty Page, proponendo in copertina la sua raffigurazione “babbo natale” del paginone centrale di Playboy, del gennaio 1955 (fotografia di Bunny Yeager).

Ovviamente, non si può ignorare il film-biografia The Notorious Bettie Page, del 2005, diretto dalla canadese Mary Harron, accreditato in Italia come La scandalosa vita di Bettie Page, che non è mai approdato alle sale cinematografiche del nostro paese. Soltanto, si registra la sua presenza al qualificato Festival del Cinema di Torino, nell’autunno 2006, all’indomani del suo straordinario e consistente successo in patria.

Attenzione, però: quando si parla di Betty Page, di fatto ci si riferisce sempre e comunque alle “fotografie di Betty Page”: cioè non si richiama alcuna realtà, ma si evoca una trascrizione fotografica, costruita su una sostanziosa quantità di immagini. Dunque, a conseguenza, sposto a lato i termini del possibile dibattito, cui in genere partecipano addirittura dotti sociologi, per annotare appunto la componente fotografica di questa particolare comunicazione visiva, ovverosia dell’autentico e identificato fenomeno.

Personalmente, sono grato e in sintonia con coloro i quali, pur estranei alla cerchia degli addetti, riferiscono all’iconografia di Betty Page aspetti eclatanti della fotografia contemporanea: a partire da un richiamo spesso obbligato a Helmut Newton. Allo stesso momento, confermo come e quanto riconoscibili manifestazioni dei nostri giorni (o quasi) abbiano debiti con quel mondo, quella fotografia e quel clima; un nome sopra tutti: la vulcanica e camaleontica superstar Madonna ha sempre ammesso e riconosciuto di essersi ispirata a Betty Page. A conseguenza, rileviamo come in fotografia prima di lei, Betty Page, nessuno abbia osato tanto e dopo di lei sia cambiato tutto.

Quando si parla della fotografia di Betty Page ci si riferisce soprattutto, o forse addirittura esclusivamente, alla quantità di immagini realizzate da Irving e Paula Klaw, a New York (la fotografa era Paula), originariamente veicolate attraverso un circuito semiclandestino, ai tempi sostanzialmente scandaloso (soprattutto nelle intenzioni). Altri hanno fotografato Betty Page, dalla brava Bunny Yeager, che firmò il paginone centrale di Playboy, del gennaio 1955, appena ricordato, a Weegee (perfino!), a tanti anonimi frequentatori dei discreti e appartati Camera Club, indirizzati a un nudo che doveva essere consumato in sostanziale segretezza.

Però, confermiamolo, sono autenticamente “Betty Page” le fotografie di Irving e Paula Klaw (no: di Paula Klaw!), dei quali conosco anche innumerevoli scatti di altre modelle, realizzati negli stessi momenti. Quindi, forte di questa competenza, non temo di essere smentito, quando affermo che -come fotografa- Paula Klaw era poco più che modesta. Non molto capace, un flash diretto e via, svolgeva sessioni fotografiche di e in quantità, senza alcuna accortezza, né compositiva, né -tantomeno- espressiva. Dunque, la differenza l’hanno fatta soltanto le modelle: Betty Page era sopra e avanti tutte, tanto che poche riuscivano ad avvicinarsi al suo carisma.

In conclusione definitiva, dall’introduzione a Betty Page Confidential, monografia illustrata, pubblicata nel 1994 da St. Martin’s Press, di New York, Buck Henry ricorda: «La prima volta che la vidi, fu alla metà degli anni Cinquanta. Stavo in piedi fuori del palazzo della 14th street sulla cui facciata era dipinta la gigantesca scritta “Irving Klaw Pinup Photos”. Una porta si aprì, e lei uscì sulla strada. Uomini e donne si voltavano per guardarla, per guardare la nera, nera, nera frangia dei capelli proprio sulla fronte. E, naturalmente, il sorriso. Era il sorriso che ti spezzava il cuore»”.

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