Pamela Lacerenza: “Sono nata showgirl e non lo sapevo”

di Maria Giovanna Tarullo

Il suo desiderio più grande è quello di essere un’Artista a “tempo indeterminato”. Ormai il palcoscenico è diventato il suo habitat naturale, sia che si esibisca sul palco del Salone Margherita nelle vesti della diva “Gigì”, sia travestita dal personaggio femminile dei suoi cartoons preferiti insieme alla “UfoRockBand”. Il pubblico la riconosce e la ama perché la sua anima ricca di passione e talento rimane sempre la stessa, anche quando scende dal palco e torna ad essere semplicemente Pamela Lacerenza. 

Burlesque News l’ha intervistata per voi, facendosi raccontare i retroscena della nascita del suo alter ego Gigì e per conoscere le emozioni che vive ogni giorno una ragazza che ha scoperto di essere nata “showgirl”!

Pamela, quando e come è avvenuta la nascita del tuo alter ego “retrò” Gigì?

Gigì nasce nel 2011 per Zaboom, un varietà in stile anni ’60 prodotto dal Micca Club. In quel periodo Gigì non era sola in scena, ma si esibiva in coppia con un’altra cantante Nanà. Facemmo un provino come duo per questo spettacolo, ci scelsero e da lì è nato il mio alter ego. Ma la vera “Gigì” è esplosa con l’inserimento da solista nello spettacolo di punta del Micca Club, il Velvet Cabaret! Repertorio completamente diverso dal precedente spettacolo di cui avevo fatto parte e anche in fase di evoluzione rispetto a quello che è oggi.

 

C’è un particolare personaggio da cui hai tratto ispirazione nel processo di trasformazione dalla cantante Pamela alla diva Gigì? Perché la scelta di questo nome d’arte?

Dopo varie ricerche, convinta di non voler portare sul palco solamente la mia voce, tra un video ed un altro su Youtube sono arrivata a Betty Grable, meravigliosa showgirl degli anni ’40. Il primo tentativo di repertorio infatti furono i suoi brani tradotti in italiano con l’aiuto di Giulia Nervi, bravissima performer e soprattutto amica, che si è cimentata nel riadattamento dei testi e devo dire con risultato fantastico. Ancora oggi porto in scena “10 Fernet”, traduzione di “Shimmy like my sister Kate”, dove interpreto una fanciulla buffa e un po’ sfigata che si ubriaca per poter ballare e conquistare gli uomini come sua sorella.

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Il nome Gigì, invece, non ha nulla a che fare con il mondo del Cabaret e del Retrò era la protagonista di un cartone animato giapponese che guardavo da piccolina. Ho scoperto solo 2 anni fa che Gigì è il nome anche della protagonista dell’omonimo romanzo di Colette, ambientato nel 1900, da cui è stato tratto un film e un musical a Broadway… e la cosa non ha fatto altro che confermare la mia scelta.

Come è avvenuto il tuo percorso di avvicinamento al panorama del Burlesque e Cabaret nei panni di cantante ed intrattenitrice?

Come dicevo, il repertorio di Betty Grable in aggiunta a brani prettamente italiani, fu la prima scelta, ma la vera Gigì cominciò a cantare quello che ora fa parte dei suoi cavalli di battaglia, nel momento in cui per necessità di spettacolo fui “costretta “ad esibirmi su base musicale e non con l’orchestra dal vivo e quindi a modificare il mio repertorio proponendo brani per me più facili da reperire su base, nonostante la direzione artistica (Alessandro Casella) non fosse molto convinta delle mie scelte, considerate da un lato “poco ricercate” e dall’altro anche azzardate.

Ricordo ancora uno dei brani che proposi fu “New York New York”. Il risultato? Un cambio totale di stile! Insieme ad Alessandro decidemmo di riproporre tutti quei brani dei Night Club e della Broadway dimenticata, come “Cabaret, “All that jazz”, “Big spender”, “Over the rainbow” e i classici dello Swing come “Lady is a Tramp” , “L.o.v.e, sing sing”, prima durante lo show burlesque di punta del Micca Club il “Velvet Cabaret” e poi racchiusi in un unico spettacolo.

Nacque così “Tra le luci dello Swing” il mio primo spettacolo da protagonista! Un’emozione indescrivibile. Le mie icone da allora sono Judy Garland e sua figlia… l’immensa Liza Minnelli. La conduzione e l’intrattenimento sono arrivati in seguito, quasi per caso, e sono felicissima e onoratissima del fatto che Alessandro Casella riponga molta fiducia in me per questo aspetto, tanto da affidarmi la completa conduzione di uno show al Salone Margherita, “Swinglesque“.

 

Gigì si presenta al pubblico sempre con costumi e accessori sofisticati e sensuali. Pensi tu alla cura del look del personaggio o ti fai aiutare nella scelta da qualcuno?

Proprio in occasione della messa in scena dello spettacolo “Tra le luci dello Swing”, avevo bisogno di creare un look che da pin up mi facesse diventare una diva! E chi se non la costumista più talentuosa nel panorama del varietà poteva fare meglio? Mi rivolsi a lei Maria  Freitas che oltre a creare per me degli abiti strepitosi, fece il miracolo di creare ben 7 abiti in 7 giorni!

Lei è ancora oggi la mia costumista, perché trovo che il suo gusto per gli abiti da spettacolo sia indiscutibile. Sono talmente rimasta folgorata da lei che ho cominciato a seguire i suoi corsi di cucito in atelier e, ispirata dalla sua arte, ho iniziato a creare anche i primi abiti sia per me, che per la mia modella preferita, nonché amica speciale: l’attrice e cantante Vera Dragone. Due di questi li indossa nel suo spettacolo “1920” in scena al Salone Margherita. La prima volta che l’ho vista in scena con un mia creazione mi sono scese le lacrime per la commozione… era bellissima!

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Padrona del palcoscenico, ironica, mattatrice e sexy. Tutte caratteristiche che ti appartengono e molto vicine alla cultura Burlesque, ti è mai venuto in mente di provare a seguire le tue colleghe burlesque performer?

Ritengo che il burlesque sia una vocazione ed io non penso di averla, nonostante in alcuni miei numeri qualche volta “accenno” ad alcuni elementi dello streeptease, come sfilare il guanto, togliere parti del vestito per trasformarlo in body e cose simili ma mai oltre perché non fa parte di me.

Stimo e ammiro chi, come me nel canto, ha studiato e investito su se stessa per diventare performer di Burlesque! Sono sempre più convinta che come in tutte le arti anche nel burlesque non ci si possa improvvisare! Sicuramente, però questo mondo mi ha aiutato notevolmente a migliorare la mia sicurezza sul palco e curare la presenza scenica. Ho accettato l’invito di Candy Rose, insegnate dell’Accademia dell’Arte del Burlesque del Micca Club, a partecipare ad un suo corso per gioco e mi si è aperto un mondo: postura, camminata, teasing, sensualità, femminilità… tutte cose che mi hanno sbloccata sotto alcuni punti di vista e mi hanno aiutata a disinibirmi nelle mie performance! Consiglio vivamente a tutte un corso di burlesque!!! Anche a chi non lo farà mai di professione nella vita!

Abbiamo scoperto attraverso i tuoi social network che qualche volta lasci a casa Gigì per esibirti in version cartoon girl con la “UfoRockBand”. Vuoi raccontarci di questa tuo curioso progetto?

Un gruppo di amici si riunisce nel 2007 in una sala prove per condividere la stessa passione, quella per le sigle cartoni animati con cui sono cresciuti, così nasce la UfoRockBand! Partito come un semplice concerto è ad oggi un cartoon show unico nel suo genere con personaggi che si materializzano sul palco, gag, mash up con brani anni 80, sigle tv, telefilm, il tutto condito da un unico ingrediente… il non prendersi sul serio!

Io sono Creamy, Mimì, Elsa, Jem, Lamù, una delle sorelle di Occhi di gatto e tante altre icone femminili degli anni 80/90! Soddisfo tutto l’anno la passione che avevo da bambina, quella del carnevale. Amo vestire i panni di così tanti personaggi in un’unica sera. Condivido il palco con persone meravigliose! Siamo 8 in totale, 5 musicisti e 3 voci… e la cosa più bella è che la voce femminile insieme a me è quella di mia sorella Daniela.

Chi segue la Uforockband, oltre ad amare i cartoni animati, ha il desiderio di “staccare” la spina, ridere, divertirsi e tornare a quel tempo in cui i problemi non esistevano… la nostra infanzia! Sono fiera di poter dire che questo progetto nato quasi 10 anni fa per gioco sia definito una della realtà musicali più conosciute e seguite del Lazio con fama ormai diventata nazionale.

 

Come riesci a conciliare l’anima vamp di Gigì con quella giocosa di voce della “UfoRockBand”?

Non ho bisogno di conciliare, sono esattamente aspetti del mio modo di essere. Non faccio altro che dare sfogo a me stessa in base al contesto in cui mi trovo. Sono sempre io, nelle mie sfaccettature.
 
Hai partecipato al talent show di RaiDue “The Voice” nel Team di Raffaella Carrà. Quale ricordo conservi di questa esperienza? Come è stato lavorare al fianco di un mito del mondo dello spettacolo come la Carrà?
“The Voice” è stata una delle esperienze emotivamente più importanti della mia vita. Incredula e poco fiduciosa del fatto di entrare a far parte del cast di un talent show, entrai in studio pensando “figurati se prenderanno proprio me… ma chi se ne importa… canto e mi diverto”.
Portai come brano per la la Blind Audition “Big Spender” preparato per una serata al Micca Club (la prima su base!), che mi piaceva particolarmente e sicuramente diverso da quello che è il repertorio più gettonato nei programmi televisivi ossia il pop… la Carrà aveva interpretato questo brano durante la sua carriera, ma io non ne ero a conoscenza, si girò dopo le prime note e Piero Pelù la seguì subito dopo.
Ricordo lei sulla poltrona che non riusciva a star ferma e si muoveva con me a ritmo di musica! Non ci credevo, il mio desiderio di poter essere in squadra con lei si stava realizzando! Si, perché mi ero ripromessa che se si fosse girata io avrei scelto lei e così è stato, nonostante Piero Pelù nel convincermi ad andare in squadra con lui mi fece una critica che mi spiazzò… mi paragonò a Liza Minnelli, esprimendo il desiderio in futuro di ascoltarmi cantare il suo cavallo di battaglia “Cabaret”. Una premonizione, dato che in quel periodo non ero ancora consapevole al 100% di quale genere musicale mi appartenesse e di quale fosse la mia strada musicale. Quindi, un grazie va anche a Piero per avermi messo la pulce nell’orecchio! Sarei felicissima di vederlo ora in platea al Salone Margherita mentre intono “Cabaret”… gli direi “Avevi Ragione! Ecco… questa è per te!”.
Lavorare al fianco della “regina” della televisione italiana è stato un privilegio indescrivibile e il suo definirmi “showgirl nel vero senso della parola” e “nata per fare questo mestiere” credo che non lo dimenticherò mai… un ricordo prezioso che porterò per sempre con me. Ma sicuramente, quello che ormai è radicato dentro in me è la consapevolezza ottenuta dopo “The Voice” dovevo fare la cantante, dovevo dedicare la mia vita alla mia passione, non più per hobby o come lavoro accessorio. Da 5 anni avevo un negozio, l’ho venduto ed ora vivo della mia arte a tempo pieno, con tutti gli alti e bassi caratteristici di chi decide di fare l’artista, ma felice a tempo indeterminato.
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A questo punto la domanda è d’obbligo, chi è davvero Pamela quando scende dal palco?
Pamela è sempre Pamela, in ogni momento. La fortuna è che non devo interpretare nessun personaggio ma semplicemente mettere me stessa in quello che faccio. Il mio scopo è quello di non far vedere al pubblico un personaggio artefatto in modo tale che possa ritrovarmi anche quando scendo dal palcoscenico. Spero di riuscirci.
 
Qual è il desiderio da artista che vorresti realizzare, dopo il quale saresti anche disposta a dire addio al canto?
Non ho desideri imminenti ma solo uno a lunga durata, lavorare su me stessa per poter vivere di quest’arte per tutta la vita, con tutte le evoluzioni necessarie. Non sento il bisogno di soddisfazioni momentanee o di fama, ho solo la voglia di non smettere mai di essere “Artista”. Il mio obiettivo ad oggi è creare il mio futuro.

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