Paolo Bianchi intervista Fanny Damour

Fonte Salotto Erotico Italiano

Fanny Damour fotografata da Carlos Ther ad Amburgo

di Paolo Bianchi

Cara Fanny, so che il 28 aprile, a Napoli, metterai in scena qualcosa di speciale…

Sì, Paolo, il 28 aprile andrà in scena qualcosa di inedito per l’Italia e per la città di Napoli. Qualcosa che nasce dall’incontro di due culture apparentemente distanti come quella nordica e quella mediterranea. Il sodalizio tra Burlesque Cabaret Napoli e Cabaret Bizarre è cominciato due anni fa e appena lo scorso anno si è svolta la prima edizione italiana di uno show con numeri di arte varia, caratterizzato dalle tinte dark e dalla libertà di espressione, che gira ormai da dieci anni tutta l’Europa con artisti internazionali. Quest’anno ripeteremo l’esperimento con un cast rinnovato, la collaborazione con il Comicon e la scuola italiana di Comix. La location sarà l’antico Lanificio borbonico, sito di archeologia industriale adiacente alla storica Porta Capuana, in uno dei quartieri di Napoli più ricco di monumenti e tradizioni.

Locandina – illustrazione di Igort –

A quali tipi e forme d’arte si ispirerà l’iniziativa del 28?

Cabaret Bizzarre è ispirato a Federico Fellini e Bertolt Brecht, è un vecchio baraccone da fiera, un paese delle meraviglie erotico, un sogno buio dove mirabolanti e rocambolesche avventure sono rese possibili. Le origini di questo mondo bizzarro hanno radici nel cabaret di Weimar, caratterizzato da uno stile grottesco, edonista e decadente, dove circolavano idee liberali e nuove forme di espressione e di avanguardia. Ma è anche uno spazio scenico dove oltre all’evocazione della tradizione del kabarett c’è tutta la trasgressione, la ribellione, la rottura tipiche del movimento Punk. Le forme d’arte rappresentate si meticciano e si intersecano, fachirismo, freakshow, burlesque, varietà, cabaret, musica, arti visive e fumetto saranno gli ingredienti di questo spettacolo, che vede coinvolti anche disegnatori e fumettisti di alto calibro come Igort, l’autore della splendida locandina, e altri professionisti che nel pre-show ritrarranno dal vero i performer.

Fanny Damour by Ludovica Bastianini, New York City

Oltre che dalle iniziative come queste, anche dagli act di burlesque di Fanny Damour, traspare con evidenza questo bagaglio culturale artistico internazionale, principalmente europeo. Quale percorso ti ha condotta a questo punto?

Nel mio background convergono tante esperienze apparentemente distanti dal burlesque. Quando progetto un act ho bisogno di attingere ad altre fonti che non siano strettamente legate ad un universo monodimensionale fatto solo di burlesque. Le icone femminili mi interessano molto, sia quelle del passato che le attuali, ma il mio bagaglio, il mio percorso fatto di ricerca e studio delle arti, mi portano a lasciarmi ispirare più dal cinema, dalla fotografia, dalla pittura, dall’illustrazione e dal fumetto, dalle avanguardie storiche e dal teatro. Insomma, per me il burlesque è solo un mezzo per veicolare la propria poetica, le proprie idee e principi estetici. Nel mio passato c’è l’amore per il disegno, che mi ha sempre accompagnata da quando ero bambina, sognavo di raccontare storie e descrivere personaggi attraverso le immagini e questo in qualche modo si è estrinsecato nell’attività di performer: Fanny Damour è un personaggio che popola il mio immaginario, avrei potuto raccontarla sulla superficie cartacea, ma ho preferito darle anche la terza dimensione.

La Fanny Damour di Sebastien Anex – Ginevra

La città di Fanny Damour è Napoli, dove si terrà l’evento del 28 aprile. Com’é vissuto e com’è percepito il burlesque a Napoli?

Napoli accoglie e rifiuta le cose che non le appartengono, allo stesso tempo, in atteggiamento bipolare. Il burlesque è anche pieno di insidie però. Può passare un certo tipo di spettacolo dozzinale, volgare, perché non c’è un’educazione al gusto e al bello e quelli che ce l’hanno magari non conoscono il reale potenziale artistico di questa forma di spettacolo quindi se ne disinteressano. In più, spesso, non si fa distinzione tra una professionista seria e una dilettante che si improvvisa. E’ un po’ un far west: non c’è una regolamentazione e un’etica della professione, quindi basta autoproclamarsi regine e vendere i propri spettacoli. Cultori e conoscitori del genere non ce ne sono. O se ci sono, appartengono ad una netta minoranza. Mi sono trovata tante volte a dover spiegare cosa facessi realmente sul palco.
Il mio collettivo Burlesque Cabaret Napoli costituito da me, Roby Roger e Sery Page, ha anche lo scopo di educare le persone a quest’arte, abbiamo istituito un’accademia multidisciplinare e produciamo spettacoli di qualità avvalendoci della collaborazione di attori, cantanti, circensi e ballerini professionisti.

Com’è stato il tuo incontro con il burlesque?

Il mio incontro con il burlesque non è stato casuale, come tutte le cose ci sono arrivata dopo un percorso fatto di ricerca, interessi, influenze. Nel mio immaginario da sempre c’è la figura di mia nonna Italia, indossatrice e aspirante attrice negli anni 50, una donna elegantissima e bellissima, una vera pin-up italiana. Poi il teatro da strada che mi ha permesso di entrare in contatto con un universo felliniano e malinconico. E ancora le arti visive e le avanguardie, il cinema. Ma l’incontro fisico con il burlesque avvenne a Barcellona nel 2010 durante il mio Erasmus. Andai a vedere uno show con un cast internazionale, c’erano artiste incredibili come Viky Butterfly, Banbury Cross, Kitty Bang Bang, rimasi folgorata, fu un’epifania. Volevo assolutamente entrare in quella magia e far parte di quel sogno e una volta tornata in Italia mi informai subito se c’erano scuole o corsi e andai a Milano per studiare. Non credevo che ne avrei fatto una professione, ho solo seguito la passione e l’amore per quest’arte, il resto è venuto un po’ alla volta

Nonna Italia

Quando hai poi intrapreso la strada del burlesque quali persone hanno segnato in modo particolare il tuo percorso? Quali incontri hanno poi davvero significato qualcosa?

Da quando ho iniziato questa strada ho incontrato tanta varia umanità. Sono però poche le persone che mi hanno segnata, la mia prima insegnante, la splendida Mitzi Von Wolfgang che mi ha dato l’imprinting e la mia  amata coach Milena Bisacco che mi ha seguita a lungo  indirizzandomi verso quello che è diventato il mio stile e stimolata a cercare strade più professionalizzanti. Tra gli altri incontri significativi  quello con le mie partner Roby Roger e Sery Page, senza le quali il burlesque a Napoli non esisterebbe, non sarei mai riuscita da sola a mettere in piedi spettacoli, lezioni, produzioni internazionali senza la loro collaborazione e la loro amicizia. Poi l’incontro magico con Fabrizio e Teka del Cabaret Bizarre, con i quali è nato un sodalizio artistico insolito che spero duri nel tempo. Inoltre ci sarebbe una lista di artisti non solo nell’ambito del burlesque che stimo tanto, con i quali ho avuto il piacere di confrontarmi, lavorare, ispirarmi e nel tempo sono nate amicizie pulite e autentiche.

Io adoro i contrasti, e ti trovo allo stesso tempo antica e moderna, raffinata e buffa, simpatica e malinconica. Tu, in conclusione, cosa pensi di Fanny Damour?

Mi fa piacere che sei riuscito a cogliere questi aspetti del mio lavoro. Diciamo che mi interessa la mescolanza o contrasto come dici tu, lavorare di paradossi, rifiutare i purismi, essere anticamente raffinata e sensuale ma al tempo stesso sentire l’esigenza di distruggere questa immagine, prendere in giro continuamente il mio personaggio. Non imbrigliarmici mai, avere sempre uno sguardo lucido e distaccato rispetto a questa divetta di provincia. In fondo lo sberleffo e l’ironia, la malinconia e i contrasti brutali fanno parte della mia indole partenopea.

Fanny Damour a Parigi, foto di Didier Bonin

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