Intervista a Roby Roger sul suo progetto WOW!!!

Nel progetto di grafica autoriale WOW! di Roberta Della Volpe, in arte Roby Roger, il burlesque diventa simbolo, icona, tanto che spesso la figura umana sparisce del tutto per lasciare il posto ad oggetti ed elementi che descrivono la cifra e la personalità di ogni performer.

Girando per il web abbiamo scoperto un tuo progetto grafico dedicato al burlesque chiamato “WOW!”. Puoi dirci di cosa si tratta?

WOW! nasce dalla mia passione per l’iconografia rétro, ne sono sempre stata attratta. La rinascita del burlesque, anche in Italia, mi ha fatto avvicinare ancor di più alla sua storia, sia antica che moderna, e seguire tutti gli artisti del settore, a livello internazionale, mi ha spinto a studiarne gli stili e la complessità, da qui questo mio “omaggio” a quest’arte.


Come ti è nata l’idea? Qual è stato lo spunto?

Anche se ho sempre fatto parte del mondo dello spettacolo, come art director ho lavorato spesso nel settore musicale e poi ho studiato percussioni afrobrasiliane, samba e danza orientale, inizialmente non pensavo a me come performer. Ma l’attrazione che il burlesque, e in genere tutto il cabaret, ha sempre suscitato in me, mi ha spinto a volerne fare parte e ho cominciato con la cosa che mi apparteneva di più: la grafica, il segno, l’immagine.

Roby Roger. Foto di Giuseppe Barbato.

Chi sono i soggetti che hai scelto?

Il primo artista che ho disegnato è stato Attilio Reinhardt, che seguivo già da un po’ di tempo grazie al suo portale Burlesque.it. Con lui c’è stata un’interazione, proprio in relazione al sito, culminata poi in una splendida amicizia e una successiva collaborazione professionale, stavolta legata all’ambito dello spettacolo. Insieme a lui e un’altra artista napoletana, Fanny Damour, abbiamo creato uno show che si chiama Variété de Poche e che gira spesso in teatri e location nazionali. Altre due artiste sono state protagoniste della fase iniziale di WOW! che sono Roxy Rose, con cui cominciai a studiare burlesque, e la mia prima coach ufficiale Cleo Viper. Da lì, via via, son seguiti tutti gli altri. Ricordo che non riuscivo a smettere di disegnarli, diventò una piccola, dolcissima droga 🙂


Ci ha colpito soprattutto il segno grafico scelto, poche ed essenziali linee vettoriali, con cui hai rappresentato le performer rendendole simboli, icone. Qual è stato il processo creativo che ti ha guidata nella realizzazione del progetto?

Il segno grafico essenziale è tipico del mio stile. Il logotype è una mia grandissima passione. La sfida è riuscire a parlare di un personaggio con pochi tratti, piccoli segni: hai vinto quando tutto un mondo complesso traspare attraverso pochi segni. Gli artisti sono ritratti secondo caratteristiche fisiche e/o performative. Ricordo con piacere quando esposi WOW! per la prima volta. Fu nella hall del Teatro dell’Elfo a Milano, durante la seconda edizione del Milan Burlesque Awards. Tutti gli artisti che si sarebbero esibiti quella sera, passando, si accalcarono letteralmente per divertirsi a riconoscere e acclamare i loro beniamini da me disegnati.


Che reazioni hai ricevuto da parte degli artisti che hai rappresentato?

Le reazioni degli artisti sono sempre state estremamente positive e gioise. Ricordo le mail calorose di Dirty Martini e Julie Atlas Muz, la telefonata di Eve La Plume, il sostegno di Cleo Viper e Mitzi Von Wolfgang, l’onore di essere stata scelta da Amber Topaz, Vibrissa e LaDibi che usano la loro icona come logo, Gonzalo De Laverga si è tatuato il suo ritratto, gli affettuosissimi e ammirati messaggi privati di tutti gli artisti, anche di quelli non ancora presenti. Ma aspetto di potergli riservare uno spazio reale, per poter organizzare una grande mostra. Sarebbe un sogno potere avere tutti ospiti, o quasi, in una notte dove il segno sposa il movimento…

 

La tua scelta è molto singolare considerando che il burlesque è tutto fuorché minimale. Hai lavorato sul contrasto?

Sì, è vero il burlesque non è minimale, ma, come dicevo prima, la sfida è proprio quella di riuscire a renderne, in pochi tratti, tutta la sua complessità. Del resto la grafica, specie se si tratta di loghi e icone, lavora sull’immediatezza, sulla sottrazione. Prima di disegnare un artista, lo seguo, lo studio, guardo i suoi video, il suo outfit, le interviste, come parla, come si muove… ho bisogno di “assorbirlo”, di farlo mio. È l’unico modo per far sì che l’icona sia fedele al suo personaggio.

Hai pubblicato le immagini online. A cosa ambisce il tuo progetto?

Le immagini sono on line perché desideravo condividere l’entusiasmo di questo progetto. Sono una comunicatrice, sia per carattere che per professione, quindi difficilmente sarei riuscita a lungo a tenere questi disegni nel cassetto. Volevo sentire l’esclamazione che ne deriva dinanzi a un’icona particolarmente azzeccata… quell’esclamazione che ha dato il nome a tutto il lavoro: WOW! E poi, come dicevo, vorrei tanto poterne fare una grande mostra, che possa dare una collocazione e una “giustizia” a un progetto di studio e amore, a questo vero e proprio omaggio al mondo del burlesque cabaret.

Burlesque News si sta per rifare il look, che tipo di immagine ci consiglieresti?

Burlesque News ha il compito di rivolgersi a un pubblico più vasto, cercando di far conoscere l’arte del burlesque cabaret a persone di ogni genere, quindi non opterei al minimale, che rischia di essere di nicchia, ma ricercherei comunque uno stile esclusivo, anche se più comprensibile e colorato. La grafica offre mille possibilità, basta avere chiaro l’obiettivo.

Come si sposa la tua vita da grafica con quella da performer?

Sono molto felice di aver fuso le arti visive con quelle performative. Il burlesque per me rappresenta un vero e proprio contenitore artistico, che mi ha dato la possibilità di esprimermi a più livelli. Il segno, il movimento, il canto, la sensualità, la ricerca musicale, la moda, l’iconografia. La possibilità di far danzare tutto questo insieme rende perfettamente il senso della mia personalità. Quindi la mia vita da grafica e quella da performer si tengono la mano armoniosamente, essendo l’una il prolungamento dell’altra.

Roby Roger. Foto di Giuseppe Barbato.

Un’ultima curiosità: come è la scena burlesque napoletana?

La scena del burlesque napoletana è recentissima. Posso affermare che io e il mio gruppo, Burlesque Cabaret Napoli (Roby Roger, Fanny Damour, Sery Page), siamo paladine di quest’arte in città. Lo scenario lo stiamo costruendo pian piano, cercando di far conoscere quello che facciamo attraverso spettacoli come La Petite Revue, un format tutto nostro, il Variété de Poche con Attilio Reinhardt su citato, il Circo delle Varietà, collaborazioni con artiste quali Vibrissa,
Marty Maraschino, Nuit Blanche, Jolie Tease, Azzurro Fumo, Milena Bisacco, fino al Cabaret Bizarre, portato per la prima volta da noi in Italia che si avvale di artisti della scena internazionale.

 

 

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