Rubrica Vintage – Burlesque terapia #2

di Cristiana De Giglio

Parlando con Sophie Sapphire, un’amica di Roma, performer che scrive su Il Palco, abbiamo rilevato che anche per alcune donne con problemi di violenza fisica e psicologica il burlesque è stato un aiuto o quanto meno uno stimolo per progredire in un percorso di riscoperta di femminilità, del valore del proprio corpo, della fisicità, tutti elementi importanti in questa forma di spettacolo, ma anche molto utile nella vita quotidiana.

Ecco la sua testimonianza:

“Il bello del Burlesque è proprio quell’invisibile filo che unisce chi lo fa. La distanza non impedisce di scambiarsi idee e proposte da un capo all’altro dello “stivale”, soprattutto le distanze non esistono se nel cuore si hanno le stesse passioni. Abbiamo il nostro scudo verso ciò che in qualche modo ci ha fatto soffrire, non ci sentiamo più sole con noi stesse, ci siamo prese per mano da sole e quel senso di smarrimento che ognuna ha, per motivi diversi nella vita, è lenito dall’amore per il Burlesque che porta a carezzarti le ferite, ad asciugare le lacrime e a riscoprirsi donne nuove. Se non è una terapia questa, cosa lo è? Molto spesso, quando ho tenuto lezioni di seduzione a signore che non sapevano nulla di questa disciplina, la cosa che mi piaceva fare più di tutte era guardarle negli occhi e cogliere la curiosità e quel dolore celato che ognuna si porta dentro. Mi soffermo sui visi, lo sguardo, il sorriso. Non a caso pochissimi giorni fa una mia amica mi ha detto: “Quando entri in scena, esce Marzia ed entra Sophie, è impressionante, c’è una trasfigurazione, il tuo viso si riempie di gioia, impossibile non desiderare di provare almeno un attimo”. Esattamente così mi sento. Piena di gioia. C’è chi mi trova più giovane ora rispetto a qualche anno fa. Per questo motivo è mio impegno, se possibile, riuscire a trasmettere questo a tutte le donne che si sentono sole con se stesse, che si guardano allo specchio e non vedono nulla, non vedono luce in quegli occhi. Dietro quel riflesso invece c’è una donna che sta aspettando con dolcezza e pazienza, sperando prima o poi di essere notata. Ma da chi? Questo è fondamentale! Non deve essere notata da altri se non da noi stesse, non possiamo pretendere aiuto da nessuno che non sia dentro di noi, la mano che ci prende la mano deve essere la nostra. Una brava coach ti mostra tutto questo e accende la luce sullo specchio proprio come quando ci si sta per truccare.

Il Burlesque diventa terapia in questo modo. I passi di danza fusi con l’eleganza dei movimenti, il portamento e la mimica facciale, ti portano in diretto contatto con il personaggio che è dentro ciascuna di noi, ripulisce dai dolori di una violenza, da una menomazione fisica dovuta ad un’operazione necessaria per la vita, da uno stato d’animo negativo dovuto a una depressione, ti rende forte senza bisogno altro che di noi stesse, in una parola si impara ad amare se stesse. All’inizio fa paura, ma è solo la partenza per un bellissimo viaggio e il Burlesque è semplicemente il treno che vi conduce ovunque voi vogliate, le coach sono il capotreno che vi fanno salire a bordo e fanno in modo che il viaggio sia sicuro e piacevole, controlla il vostro biglietto, ma al contrario di un vero capotreno, non vi invita a scendere alla fermata prestabilita, anzi spera che questo viaggio vi conduca il più lontano possibile. Non è mai troppo tardi per aver cura di se stesse e di amarsi”.

 

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