Il senso profondo del teasing – Filosofia del Burlesque #5 –

di Paolo Bianchi

Molti tra coloro che lo conoscono bene, o che lo praticano da anni, sono concordi nel ritenere il burlesque, in sintesi estrema, l’arte del teasing.

To tease significa letteralmente prendere in giro, però in senso affettuoso: scherzare, stuzzicare, provocare in modo piacevole.

Qualcuno potrebbe obiettare che non c’è nulla di piacevole nell’essere presi in giro, nell’essere illusi e, quindi, canzonati e burlati. Potrebbe dirlo, senz’altro, ma dovrebbe anche ammettere che non vi è quindi nulla di piacevole nell’arte in generale.

Non siamo forse noi tutti consapevoli che ciò che è rappresentato – al teatro, al cinema, su una tela, ovunque – non è altro che una cosa irreale? Una “messa in scena”, appunto?

Presso il Los Angeles Country Museum of Art è conservato un celebre quadro del pittore belga René Magritte dal titolo La Trahison des images, cioè Il Tradimento delle immagini.

Nel quadro è raffigurata una pipa e vi è la scritta Ceci n’est pas une pipe (Questa non è una pipa).

MagrittePipe

Nelle intenzioni di Magritte vi è proprio la volontà di farci interrogare circa la differenza tra la rappresentazione e la realtà, di farci quindi interrogare sul linguaggio proprio dell’arte che è sempre rappresentazione, che è sempre menzogna, che è sempre teasing. Il luogo dove ci conduce l’arte è un altrove: il quadro di Magritte non ha nulla a che fare né con una pipa fisica, che sia quindi possibile fumare davvero, né con una tela riempita di colori in modo da dare rappresentazione di quel che ci appare come una pipa: l’altrove dove il quadro intende condurci è luogo ideale in cui noi siamo finalmente consapevoli che l’arte è simbolica, dove tutto è quindi significante che cela e disvela significati, altri significanti o sensazioni, a seconda dei casi.

Il burlesque in quanto “arte del teasing” prende questo aspetto, questa caratteristica propria dell’universale linguaggio di ogni arte, e lo pone al centro non solo del proprio linguaggio – cosa inevitabile, appunto, per ogni forma d’arte – ma anche del proprio meccanismo. Il burlesque quindi non solo è rappresentazione, ma è un’arte che eleva il teasing – ovvero quella “menzogna” del mostrare una pipa che pipa non è – a perno centrale della sua essenza.

Il burlesque si fonda sul teasing, cioè su una forma bonaria di inganno, ma cos’è il corteggiamento naturale se non una sana, naturale, sacrosanta forma di inganno? Qual è il senso profondo di un tacco alto, di un trucco sugli occhi, di un bell’abito che veste bene, di una giusta acconciatura – sia quando si è in scena, sia quando si esce con il proprio fidanzato o marito – se non l’inganno? Qual è il senso primo del corteggiamento se non un palese, innocuo, sacrosanto teasing? E cos’è, in definitiva, il burlesque se non un’arte che dà rappresentazione del corteggiamento nella sua pura essenza?

L’arte, in conclusione, parla un linguaggio simbolico ed è una nobile menzogna, come ci insegna Magritte; il burlesque è al tempo stesso corteggiamento e inganno in quanto rappresentazione artistica. Il corteggiamento naturale, da parte sua, ha in sé il seme della menzogna e della rappresentazione scenica: ed il cerchio meravigliosamente si chiude!

Intendendo il corteggiamento e l’arte come entità separate, il burlesque è il loro punto di contatto: ha a che fare con entrambe queste entità, riesce a non tradire nessuna delle due, prendendo piacevolmente in giro noi tutti.

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